Roberta alla 8^ Maratonina Città di Lecco

1 Marzo 2015

Roberta

Maratonina Città di Lecco 

Lecco

http://spartacusevents.com/tourdeilaghi/8maratonina-citta-di-lecco-2

roberta lecco

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Maristella: Matta o eroina?

In questo post trova spazio una Matta in fuga DOC: Maristella Campana.

(Modella simpaticissima)

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Lei fa parte del gruppo Fb delle #runningformommies creato da Silvia Sacchetti, di cui ancora una volta ho piacere di sottolineare l’importanza che ha assunto nella vita di tante mamme che corrono o sognano di farlo, ma non solo.

Un giorno “chiacchierando” ha detto all’improvviso “Questo gruppo davvero mi ha aiutato tanto sai?” Queste sue parole mi hanno fatto riflettere a lungo. Non solo chiacchiere su Fb, ma sostegno, supporto, solidarietà. Mi ha raccontato che nei momenti più bui della sua esperienza leggeva i commenti delle mamme del gruppo e con loro piangeva e rideva, sognando il giorno in cui sarebbe tornata a raccontare le sue imprese.

Quel giorno è arrivato: l’1 Marzo Maristella correrà la mezza maratona Roma – Ostia.

Ma non voglio annoiarvi, vi lascio il fiume di parole che lei ha scritto per noi.

Perché si corre? Perché io lo faccio? Tutto è iniziato anni fa nel modo più banale e comune. Prima per pochi minuti che, dopo anni di inattività aerobica, sembravano ore, poi sempre un po’ di più, felice di vedere che il peso e i centimetri diminuivano dopo un tot di minuti e canzoni perché non avevo nè orologio nè cronometro nè gps nè Runtastic. Correvo “a musica”. Mi dicevo “ascolto 10 canzoni e torno” fin quando le canzoni sono diventate 13, 15, 20 e poi ho iniziato a considerare i minuti con i km e da qui la malsana idea di provare a fare una gara, ma non una 10 km (cosa logica e fattibile visto che per me sarebbe stata la prima) no, direttamente una 21 km e a Roma poi, senza tabelle di allenamento, senza coscienza, senza tanti km nelle gambe, solo la voglia di provare e vedere che effetto che fa. Tempo vergognoso…ma l’importante era: arrivare al traguardo!

Poi il cancro e lo stop, non obbligato, ma inevitabile.

Ricordo che alla mia prima visita dall’oncologo chiesi se potessi correre, lui mi guardò e mi disse “Certo! Fare attività fisica aiuta mente e spirito oltre che il corpo “, peccato che i suoi occhi dicevano tanto altro (povera illusa pensi di essere così forte???). Infatti forte, durante chemio e radio, non sono stata e le mie giornate per sei mesi sono state scandite da infusioni, irradiazioni, lavoro (comunque e sempre, mi assentavo solo nei due giorni successivi la terapia), lettura di cancer-blog, cyclette (odiosissima ma provvidenziale alle volte), social. E’ stato navigando su un blog cancrocentrico (tanti troppi per fortuna o per sfortuna…) che ho scoperto una perla in rete: il gruppo Fb #runningformommies creato da Silvia Sacchetti (autrice del blog Mamma Imperfetta). Ero presa, avviluppata nel forum di amazzoni timorate incazzate, di donne morte giovanissime per le conseguenze del cancro al seno…però ad un certo punto mi sono sentita così …così tanto nostalgica di ciò che ero stata e che speravo di poter ancora essere ed incuriosita da quelle pazze scatenate, quelle donne mamme mogli che macinavano km su km facendo gare su gare. Sono stata rapita!! Completamente soggiogata da questo gruppo di donne così colorato, vivace, stimolante, curioso, leggero, eterogeneo, endorfinante e frustrante anche a volte (non per le top runner…ma per una pippa runner come me sì!!!). Le mommers (come ci chiamiamo simpaticamente fra mamme runners) mi hanno aiutato tanto. Leggere delle loro gesta. le sfide, le loro paure, le loro femminili fragilità e frivolezze (che sono le mie e di tutte) mi hanno permesso di non sprofondare ad un certo punto  della mia terapia nel buco nero della malata di cancro al seno povera e misera e depressa, tra un conato di vomito e una rasata al bulbo pilifero cranico andavo a leggere gli incoraggiamenti di queste nuove amiche virtuali, e sentivo (ed è ancora così) il calore dei loro abbracci, l’assoluta mancanza di malizia e di compassione nelle loro parole, donne normali, comuni e ordinariamente straordinarie che come tante, si barcamenano tra lavoro, figli, casa, ma che vogliono, cercano e trovano il loro momento, il tempo privato, intimo che solo uno sport come la corsa può dare, donne che paradossalmente durante la fatica fisica dell’uscita si coccolano e si amano di più, donne che , più o meno disciplinate (io tra le meno!) si sacrificano solo per se stesse, perchè si corre solo per se’, per testare e dimostrare il proprio limite, per guardarlo e sfidarlo e se possibile superarlo, e se anche non si riesce è bello sapere di averci provato. E’ passato un anno dal mio incontro casuale con le “R4M” su quasi 1000 non ne’ conosco  nessuna eppure le “sento”, molte le ho impresse nel cuore e nella mente, molte sono un riferimento , molte sono mitiche ed eroiche, ma tutte insieme sono un gruppo che ti fa sentire speciale, unica. E’ grazie a loro se ho ripreso a correre con più costanza e disciplina, è grazie a loro se quest’anno torno a Roma a far la mezza, incontrandone anche alcune, è grazie a loro che delle volte mi sento un’eroina anche io !!

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Io tifo per Maristella!

barbara_matta

La respirazione, questa sconosciuta

Uno pensa che respirare sia la cosa più naturale del mondo, che senza – ovviamente – non si vive, ma poi scopri quando fai sport che non è proprio così automatico.

apparato_respiratorioQuando feci il mio primo corso preparto alla lezione più temuta da tutte (quella del parto, appunto) ci fecero fare degli esercizi di respirazione e ci insegnarono la classica formula insipira/espira velocemente, stile cagnolino, come si vede nei film. Arrivai a casa a raccontare la magnificenza della lezione e il mister mi segò le gambe spiegandomi in modo scientifico che in questo modo si andava verso l’iperventilazione e non era il caso, quindi alla seconda gravidanza e al secondo corso – con un’altra ostetrica e altre persone – saltai a piè pari quella lezione.

In una vita precedente facevo l’arbitro di calcio. Sì, è vero e non me ne vergogno, correvo per 90 minuti dietro uomini alti almeno 20 cm più di me e ci stavo anche dietro. Ma nel calcio ci sono anche molti “tempi morti” quindi non mi rendevo bene conto di quanto poco buona fosse la mia respirazione nei momenti di massimo sforzo.

Quando ho ricominciato a correre mi sono sentita un po’ un cagnolino (insomma, come ti insegnano al corso preparto), allora ho iniziato ad abbassare il volume della musica nelle mie orecchie e ad ascoltarmi. Quando mi sembrava di essere in grande affanno avevo deciso di fare grosse inspirazioni dal naso e poi buttare fuori piano dalla bocca. Un po’ migliorava la cadenza respiratoria e un po’ mi sembrava di migliorare nella corsa. Ho qualche problemino di asma e capisco subito il mio respiro.

cagnolone

Ma sbagliavo, quanto sbagliavo, mannaggia a me che cerco sempre risposte sul web! Leggendo su internet ho scoperto che la richiesta di ossigeno, in soggetti allenati che riescono a tenere ritmi molto alti, può arrivare ad un aumento di 10 volte rispetto alla situazione di riposo. Quindi in una persona che sta cercando di aumentare la propria capacità aerobica ne serviva di più. Ed ho anche scoperto che esistono ben 5 tipi di respirazione: la clavicolare, la toracica, la addominale, la globale e la respirazione paradossale.

Chiedo aiuto al mister, che mi guarda sornione e mi dice che “bisogna lavorare” e mi insegna degli esercizi da fare tutti (T-U-T-T-I) i giorni. Lo filmo mentre me li mostra, così ho l’esempio per quando sarò da sola.

Mica è cosi semplice. Ci sono ben 7 esercizi preparatori per far si che poi la tua respirazione diventi corretta, non solo durante lo sforzo di uno sport. Inizialmente devi metterti in testa che il tuo modo di respirare fin’ora era scorretto e cercare di fare al meglio gli esercizi (senza ridere, intendo).

Piano piano prendi consapevolezza del tuo respiro e diventa tutto più automatico e il tempo scorre veloce, finisci tutto in un lampo. L’importante è la concentrazione iniziale, ma non l’ansia di prestazione durante.

Quando ho chiesto se questo tipo di esercizi e il cambiamento della mia respirazione durante lo sforzo fisico mi avrebbero aiutato a migliorare anche le prestazioni sportive, mi è stato risposto che non era automatico, ma che sicuramente il corpo ne avrebbe giovato ed io sarei andata meno in affanno.

La cosa buffa è soprattutto quando li faccio, a casa, la sera tra la cena dei nani e l’attesa del marito. I bambini si divertono molto a guardarmi, imitarmi e prendermi un po’ in giro. Io mi sento un po’ scema, ma d’altronde non ho altro momento in cui possa esercitarmi. La definizione di Matta qui calza a pennello!

deborah_matta

Il mio primo trail

Domenica 22 Febbraio ho partecipato al Three for Team Trail Race ad Arenzano, un trail di 18km con un dislivello di 1200 metri.

trail-sentiero-mare

Io… che il massimo dell’avventura è prendere la metropolitana di Milano… ho corso a rotta di collo per sentieri rocciosi, attraversato torrenti in piena, risalito le cime fino a sentire le gambe bruciare, mi sono issata su grandi massi e calata dalle rocce.

Fango, fango ovunque, rovi e piante spinose a cui più volte mi sono aggrappata con fiducia per non cadere. Ho combattuto contro le mie paure senza temere i dirupi laterali e ignorando che potessi incontrare animali di ogni tipo; ho continuato a correre anche quando non più sicura del percorso mi sono ritrovata sola senza più vedere partecipanti prima o dopo di me.

Ho corso concentrandomi su ogni passo per evitare di spaccarmi in vista della Maratona. Il vento che soffiava a 30km/h più volte mi ha fatto perdere l’equilibrio e spostato le gambe a suo piacimento.

trail-panorama

Le salite incontrate erano di ogni tipo, le prime a gradoni, altre fra le radici degli alberi, più avanti su prato, alcune in ruscelli di fango e poi, quelle che temevo di più, fra pietre dondolanti e ciottolato.

Salire e sentire le gambe gonfiarsi sempre di più, per poi ritrovarsi davanti a panorami che lasciano senza fiato e che meritano la sosta per una foto.

Ho visto nascere e morire un arcobaleno nella stessa valle, come nella fantasia…

trail-arco

La gara era da corrersi in team da tre persone. Io ero con le mie amiche Giorgia e Pierita. Purtroppo nel percorso ci siamo perse e una ha anche avuto un piccolo incidente in un torrente, ma ritrovateci a 6 kilometri dalla fine abbiamo tagliato il traguardo tutte e tre mano nella mano.

E’ stata un’esperienza pazzesca.

Lo rifarò? Certo!

jessica_matta

Le prime scarpe da corsa non si scordano mai

“Hey, I put some new shoes on
And suddenly everything’s right
I said, hey, I put some new shoes on
And everybody’s smiling, it’s so inviting
…Slowly strolling in the sweet sunshine
…And I’m running late and I don’t need an excuse
‘Cause I’m wearing my brand new shoes”

(Paolo Nutini, New Shoes)

Ebbene si, ho finalmente acquistato il mio primo vero, ufficiale (e abbastanza costoso!) paio di scarpe da running!

Oggi le ho provate per la prima volta ed è stata una vera rivelazione!

ecard

(Dicono che i soldi non possono comprare la felicità, ma possono comprare scarpe da corsa ed è più o meno la stessa cosa. via-www.someecards.com)

Me lo dicevano tutti: il primo e più importante investimento per un runner sono le scarpe. Anzi forse l’unico per cui valga la pena davvero spendere un po’. Lo scorso anno però, quando ho cominciato a correre, avevo semplicemente scelto un paio di scarpe a poco prezzo, perchè volevo giusto vedere dove mi avrebbe portato questa nuova passione.

I miei criteri di scelta quindi non erano stati molto ‘ragionati’: ho scelto un paio di scarpe che non costassero troppo e che fossero carine e di un colore che potesse abbinarsi al completo da corsa che mi ero appena comprata. (Pessimo metodo di scelta, lo so!)

A onor del vero, devo dire che le mie scarpette hanno comunque svolto egregiamente il loro lavoro: sono state compagne fedeli dei miei primi allenamenti, delle prime piccole gare, insomma del mio inizio come runner.

Per me poi, con una vita passata in ballerine, la scarpa da running non esercitava davvero nessun fascino particolare. Anche se, più cominciavo ad entrare in questo mondo,  più sentivo tutti  parlare  solo di scarpe e di modelli, di appoggio, di ammortamento, di quale marca fosse migliore dell’altra ecc.

Non avevo idea che tra i vari oggetti dell’immaginario dei runner un posto d’onore (se non ‘il’ posto d’onore!) fosse sicuramente riservato alle scarpe da corsa.

Piano piano mi si è davvero aperto un mondo ed ho scoperto che, se davvero volevo fare le cose ‘seriamente’, era arrivato anche per me il momento di fare questo ‘grande passo’.

Solo un anno fa non avrei ma pensato che sarei stata così felice ed emozionata per l’acquisto di un paio di scarpe da corsa.

Solo un anno fa non pensavo che avrei cominciato a passare le serate sui vari siti e blog specializzati per capire quali fossero i criteri migliori per scegliere le mie nuove scarpe.

Solo un anno fa non credevo che uscire da un negozio con le mie scarpe in mano mi avrebbe fatto sentire esaltata come una bambina alle prese con un giocattolo nuovo.

Solo un anno fa non credevo che la prima cosa fatta appena tornata a casa sarebbe stata quella di cambiarmi, indossare il mio nuovo acquisto e, incurante di tutto quello che avevo da fare, rubare del tempo per me da tutti gli altri impegni ed uscire a correre solo per la gioia di provarlo.

Non ci credevo, eppure l’ho fatto.

Oggi ho corso con le mie nuove scarpe e davvero mi sembrava di volare.

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Mi sono resa davvero conto di quanto una scarpa possa fare la differenza. E ho capito anche di aver sbagliato ad aspettare fino ad ora per correre con delle scarpe ‘serie’.

Quindi, prima regola per chi si avvicina al mondo della corsa e non vuole fare lo stesso errore che ho fatto io: ascoltare i consigli degli altri runner e spendere il vostro budget iniziale nell’acquisto di un paio di scarpe da corsa come si deve. Cercate info on-line, andate in un negozio specializzato, fate un test per valutare l’appoggio e di che tipo è il  vostro piede  (quasi tutti i negozi lo fanno gratuitamente). Una volta trovato il modello giusto per voi e per il vostro tipo di corsa scoprirete che potrete comunque sbizzarvi nella scelta di modelli e colori indossando delle scarpe che possono davvero fare la differenza, evitandovi problemi e dolori (a volte anche piccoli infortuni).

E il tutto senza nemmeno penalizzare i vostri abbinamenti con l’outfit. 😉

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