Anche i runners la sanno lunga

Da quando ho iniziato a correre ho scoperto parti del mio corpo e parole che “voi umani non potete immaginare” (stile Rutger Hauer in Blade Runner).

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Quando ho deciso di fare una mezza maratona ho pensato che bastava solo allungare la distanza da correre e invece mi sbagliavo, eccome se mi sbagliavo!

Ho capito che c’è differenza di dolore tra il nervo sciatico, il piriforme (soprannominato da me piripillo) o il gluteo e che sono tutti situati sulle mie chiappette. Per non parlare della schiena: dove prima ogni fastidio per me era dovuto alla cervicale, ora so che ci sono anche C1, C2 oppure le L1, L2 (ma non chiedetemi il significato), i blocchi, le contratture e chi più ha più ne metta. L’anatomia non ha (quasi) più segreti per me: in ogni dove ho un dolore e ogni dove ha un nome.

Lo sapevate, ad esempio, che il polpaccio viene chiamato così solo dai macellai?! Perchè se vai a farti vedere quella zona del corpo e la nomini così:

  • vieni schifata dal professionista
  • vieni subito ripresa con il nome corretto: tricipite della sciura (osp sura)
  • non potrai più dimenticarlo – altrimenti devi cambiare massaggiatore

Per non parlare degli allenamenti, lì sono in una botte di ferro: ormai ho capito tutti i termini, forse.

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Ho fatto un allenamento in Comfort Zone (?!?), “corri ma non strafare” mi spiegò il mister e io andai – anche se mi sentivo un po’ Forrest Gump che corre e non sa dove andare o quando fermarsi.

Quando comprendi la differenza tra fartlek e interval training, giuro che non sono parolacce, ti si apre un mondo, ma poi ti viene lo sconforto quando li devi fare. Per non parlare delle ripetute, divise tra allunghi e velocità.

Vuoi mettere a tavola, quando non sai di cosa conversare? Puoi snocciolare il tuo sapere al popolo dei non runner oppure menartela perché “oggi ho corso un lungo”, mentre gli adepti ti parleranno come fossero parole di quotidiano utilizzo o sogneranno con te di gare in posti mai sentiti ne visti sul mappamondo.

I figli imparano parole che i maestri a scuola non si immaginano neanche di insegnare: un giorno Attila (5enne) è caduta a scuola ed è andata dall’insegnate a dirle che si era fatta male all’olecrano e la prima citata l’ha guardata come fosse un’aliena, allora la bambina le ha spiegato – schifata – che era semplicemente il gomito, solo che lei lo chiama con il nome corretto (giuro che non me lo sto inventando – chi mi conosce può confermare questa ed altre parole conosciute dai miei pargoletti).

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Insomma: tante parole nuove, un sacco di sudore e fatica, ma anche tanta cultura – a correre non ci si annoia mai!

deborah_matta

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