Fermarsi fa bene

La data della StraMilano si avvicina: il 29 marzo è dietro l’angolo e iniziano ad assalirmi tutti i dubbi per il compimento della mia impresa. I chilometri nelle gambe li ho, mi sono fatta un bel mazzo (come si dice a Milano), però le ansie da prestazione ci sono.

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Due settimane fa (nel pieno del carico atletico) ho risentito di una stanchezza più mentale che fisica ed ho chiesto la sostituzione. Il bello dello sport non professionista è proprio questo: quando non ce la fai più e non gira niente puoi decidere di mollare un po’ il colpo.

Al lavoro ho un sacco da fare, è iniziato il primo periodo caldo dell’anno e inizio a non sapere più come mi chiamo o dove devo andare. A casa il nano continua a non farci dormire: secondo me è una prova di resistenza sulla durata delle nostre pile.

Avevo provato i primi 18km la domenica precedente, martedì avevo caricato e giovedì fatto le ripetute. Le gambe andavano, l’orologio parlava chiaro. Io però mi sentivo come se corressi in slow motion, non ero molto entusiasta e a fine allenamento ho espresso le mie perplessità. Il mister allora mi dice di non allenarmi venerdì, ma comunque la domenica avrei provato lo stesso, nuovamente, i 18. Paura!

Domenica mi alzo pronta, di buon umore e carica. C’è il sole, vado… qualche intoppo durante la corsa, ma quando arrivo a casa e stoppo il cronometro scopro di aver rosicato oltre un minuto alla settimana precedente!

Stanchissima, ma felice sincronizzo tutto e il mister mi fa i complimenti. Davanti al mio stupore per le “brutte sensazioni” della settimana e l’allenamento saltato in contrasto con la corsa della domenica mi dice “a volte un giorno di riposa vale quanto o più di una seduta di allenamento (la super compensazione agisce anche sulla testa)”.brugh copia

E ora? E ora devo di nuovo trottare, macinare chilometri e mettere fiato, perché l’obiettivo di finire la StraMilano è sorpassato. Ora l’obiettivo è di finirla con il sorriso ed un tempo deciso (ma non dichiarato). Intanto ieri ho dovuto fare 20km di prova – soprattutto mentale, per non cascare in un circolo vizioso di “non ce la posso fare”.

Io AMO il mio mister: brontolone ed esigente, che ogni volta alza l’asticella del traguardo – che il marito non sia geloso, però 😀

deborah_matta

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