Dietro ad una Maratoneta ci sono (anche) tre Matte

Domenica 22 Marzo 2015 sono stata alla Maratona di Roma…con il cuore e con la mente.

Jessica ha corso lì per la prima volta i tanto sognati 42,195 km e delle sue imprese avete letto, ma non sapete nulla delle mie e di quelle delle altre tre matte, fisicamente in tutt’altre parti.

Alle 8.50, ora di partenza della gara, ho guardato l’orologio e mi sono posizionata su una linea di partenza immaginaria.

In quell’istante mi sono immedesimata in lei che, dopo tanto allenamento e sacrifici, si trovava davvero su una linea di partenza, quella della sua prima Maratona. Sentivo la tensione, l’idea di lasciar perdere, la voglia di partire, la paura di non farcela, la voglia di farcela. Ma è possibile?

Con Jessica litigo spesso perché siamo diversissime e, ovviamente, le nostre differenze ci portano a scontri per l’operatività. Abbiamo giusto litigato due giorni prima che lei partisse per Roma.

Ma più ci penso e più mi rendo conto che proprio le cose che di lei mi fanno innervosire quando lavoriamo al nostro progetto sono le stesse che le invidio quando parliamo di corsa.

La sua precisione maniacale (per me che sono la regina dell’imprecisione), quel suo fare continuamente schemi e file da seguire senza la minima tolleranza per l’improvvisazione (di cui io vivo), quel suo riuscire a trovare il tempo a costo di non dormire o di svegliarsi all’alba pur di rispettare una scadenza. Lei ha tutto quello che manca a me e per questo maratoneta non sarò mai (a meno che non mi contagi).

La immagino su quella linea con lo sguardo fisso sul traguardo, determinata, convinta del lavoro fatto in termini di preparazione. Confesso di non aver mai avuto un dubbio sul fatto che arrivasse alla fine di questa impresa ne’ sul fatto che la portasse a termine in meno di quattro ore. Se penso a me ho dubbi anche quando si parla di 5 km. Se non è stima questa…

Io, Deborah e Roberta abbiamo seguito la sua impresa in tempo reale km dopo km, dall’inizio alla fine, restando sempre collegate fra di noi.

Per far questo mi sono macchiata di un paio di “reati”:

1) ho tenuto il telefono acceso nella sala d’attesa delle terme presso le quali mio figlio sta seguendo un ciclo di cure, nonostante il divieto assoluto (io che rispetto sempre i divieti);

2) ho causato disturbo alla quiete pubblica aggiornando perfetti sconosciuti nella sala medesima su distanze e tempi di Jessica, non proprio a bassa voce.

In più ho fatto traboccare il serbatoio dell’auto di benzina al sefl service per seguire gli aggiornamenti e sporcato me e mio figlio nell’estrarre velocemente la pompa quando me ne sono accorta, imprecando con gran gioia dei passanti.

Per tre ore e cinquanta minuti io, Deborah e Roberta abbiamo chattato (e combinato guai) per essere con Jessica, perché noi ci sentivamo con lei.

La corsa è amicizia, è sostegno, è solidarietà, è fiducia nel potenziale delle persone, è scambio. Oltre a tutto il resto.

La squadra vince anche in un sport individuale.

Ora vado a riposare, una Maratona stanca.

 

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Foto (stupenda) di Marco Maraschi

barbara_matta

2 pensieri su “Dietro ad una Maratoneta ci sono (anche) tre Matte

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