Al massimo delle mie possibilità, delle mie energie, delle mie capacità, con le gambe, con il cuore…

11169895_417241831781208_3846275713712243436_n

Annunci

Qualcuno con cui correre.

Prendo in prestito il titolo di uno dei miei libri preferiti di David Grossman solo perchè rende bene l’idea della fase che sto attraversando: non riesco più a correre sola. Ho sempe più bisogno di ‘qualcuno con cui correre’.

O meglio, non è che non riesca proprio ad allenarmi da sola, ma faccio estremamente fatica. Tutto è iniziato poco più di un mese fa e non riesco a capirne bene il motivo, visto che non è successo nulla di particolare. 1

Quando ho iniziato a correre, poco più di anno fa, l’ho fatto con un’amica: più che correre, camminavamo insieme. Ed era l’occasione per fare due chiacchere, per staccare un po’: era un nostro appuntamento e invece di trovarci al bar a bere un caffè ci incontravamo con le scarpette da corsa ai piedi ( e il caffè di solito lo rimandavamo al dopo corsa!).

robi2

Poi sono arrivati maggiori impegni da parte di entrambe e, la possibilità di riuscire a incastrare le nostre vite per ritagliarci la nostra ora di corsa (perchè poi abbiamo cominciato a correre sul serio), è diventata sempre più difficile. Nel frattempo sono arrivate le #matte e con loro l’idea pazza e il progetto della Maratona di Cannes in staffetta a Novembre.

Insomma, se ci volevo davvero provare, dovevo cominciare ad allenarmi con maggiore costanza e determinazione. Motivo per cui ho cominciato a correre sola, princilpalmente la sera.

E all’inizio mi piaceva un sacco! Musica nelle orecchie, il sole che tramontava e poi il buio intorno: la corsa in solitaria immersa nei miei pensieri mi permetteva davvero di staccare la spina per un po’ da tutto e da tutti e di mettermi in qualche modo davvero alla prova. Ero io, da sola, che dovevo motivarmi e convincermi a non mollare. Dovevo resistere e tenere duro fino alla fine dell’allenamento.

E ci riuscivo! Arrivavo alla fine felice e soddisfatta, contenta e rilassata (magari distrutta, eh!).

Ed era anche più semplice rispettare un programma, perchè potevo infilare l’allenamento in un momento qualsiasi della giornata: senza dover programmare in anticipo. Mi infilavo le scarpette e correvo.

Ogni tanto comunque, accanto a queste mie corse in solitaria, si affiancava un’altra amica e piano piano ho iniziato a far sempre più fatica a correre sola, senza bene capirne il motivo. A spostare e modificare i miei allenamenti in modo da riuscire a farli sempre in compagnia. E, se ti sei imposta una certa tabella da rispettare in vista di un obiettivo per te importante, questa non è certo la situazione ideale.

Insomma, ultimamente, se non trovo il mio ‘qualcuno con cui correre’ a correre proprio non ci vado. Trovo mille scuse e rimando. Oppure, se alla fine vado lo stesso, faccio una fatica tremenda.

Non so perchè. Forse è un momento in cui mi sembra di non riuscire a spingere oltre certi miei limiti fisici. Forse è un momento in cui sono solo stanca e alla ricerca di motivazione. Forse è proprio perchè ho paura di mettermi davvero alla prova, di non farcela ad aumentare le distanze e le velocità (ma di queste non mi sono mai preoccupata fino ad ora!) e allora mi basta fare piccoli allenamenti in cui non ce la metto davvero tutta. In cui mi accontento.

Perchè poi, diciamocelo, è un limite mentale quello che ho in questo periodo, assolutamente non fisico.

E questo mi fa sentire doppiamente in colpa, perchè so che c’è chi vorrebbe correre e non riesce o non può e io invece mi faccio bloccare e rallentare da mille scuse diverse.

Insomma, correre da sola ti permette sicuramente di migliorare le tue prestazioni, ponendo più attenzione sui tuoi ritmi, il tuo respiro e ti permette di capire davvero quali sono i tuoi limiti. Ti permette di metterti seriamente alla prova e vedere fino a dove puoi arrivare.

Forse è un po’ questo che mi spaventa, la vocina nella testa che mi dice che non ce la posso fare. Che è meglio lasciar perdere, che va bene così e, per evitare delusioni, mi convince a non impegnarmi seriamente. E’ contro di lei che devo imparare a lottare, più che con il fiato corto e con i muscoli che fanno male. E’ contro me stessa e la voglia di mollare che ogni tanto mi assale.

Devo sbloccare questa situazione e per farlo sto cercando di impegnarmi e di sforzarmi sempre di più per tornare a correre da sola senza problemi come facevo all’inizio, ma non sempre è facile.

Quindi ho deciso che nel frattempo farò di necessità virtù e, per non rischiare di mettermi ad inseguire i runner solitari che incontro durante le mie corse sembrando una pazza, mi troverò semplicemente più ‘running buddy’ con cui condividere gli allenamenti. La mia corsa sarà il più ‘social’ possibile: tapasciate, gruppi di allenamento…tutto il possibile per non sentirmi sola e per ritrovare lo spirito e la motivazione giusta. Se non riuscirò a correre più veloce, almeno allungherò le distanze e metterò km nelle gambe (e mi farò tante chiaccherate!). 😉

Insomma, cerco di prenderla con un po’ di filosofia senza farmi troppo abbattere.

Come dice un bellissimo proverbio africano:

‘Se vuoi andare veloce, corri solo.

Se vuoi andare lontano, corri in compagnia.’

E io lontano ci voglio andare.

Almeno fino a Cannes con le mie #matte.

go-fast-go-far

 

robi_matta

Crisi di astinenza

Ad un certo punto nella vita di un runner può capitare qualcosa che lo obblighi ad uno stop forzato.

E, per il malcapitato, si scatena l’inferno.

Inutile dire che a me è appena successo, ed è la seconda volta nel giro di un anno.

Il runner quando non può correre è come una tigre in gabbia, sconsigliato stargli vicino. Se proprio volete stare con lui portatelo in zone dove non corre nessuno: occhio non vede cuore duole meno.

Un anno fa ho scoperto di avere un’ernia (ma quante ne ho?) e ho dovuto fermarmi a riposare, a fare fisioterapia e Tecar, prima di ricominciare a correre.

Un mese fa ho iniziato a seguire una tabella di allenamento per principianti in preparazione della tanto sognata prima mezza, abbinando diligentemente sedute di cross training che mi hanno caldamente consigliato, ossia sport diversi dalla corsa per far capire al corpo che ci sono vari tipi di movimento.

Non potendo più far passare come cross training le passeggiate con i cani, la bicicletta con i figli, la spesa spingendo il carrello e le sedute con il ferro da stiro ho intrapreso l’avventura di un breve corso di nuoto che mi permettesse di apprendere lo stile giusto per non peggiorare la situazione dell’ernia. Il mio corpo deve aver frainteso.

Sabato scorso, dopo una bella nuotata, sono uscita dall’acqua e…sono rimasta letteralmente piegata a 90°, bloccata.

Il primo pensiero è andato alla corsa, alla tabella, al prossimo giorno di allenamento. Panico.

Ho zoppicato fino alla farmacia più vicina dapprima implorando il farmacista di compiere un miracolo, farmi tornare in posizione eretta e non sentire più il dolore, poi minacciandolo “perché io domani devo fare il lungo, capito?” e poi facendogli gli occhi dolci sperando che mi vendesse a poco prezzo la pozione magica per correre e non fermarmi più.

Il dolore non passa, di correre non se ne parla, figuriamoci fare il lungo.

Non corro da giovedì 16 Aprile. Un’infinità di tempo. Temo di non ricordarmi neanche più come si faccia.

E la crisi d’astinenza è arrivata puntuale…

Per sfogare lo stress ho cercato di sostituire la corsa con attività alternative (non proprio ideali per la schiena, però)

b2

ma ho finito solo con il mangiare una quantità di cibo che avrebbe potuto sfamare tutti gli iscritti ad una maratona

(Aperitivo di sabato, ad esempio) b3

Una mattina colta da ottimismo sono persino andata dal parrucchiere (io che ci vado una/due volte l’anno e solo per “una spuntatina”). Ho pensato “Faccio qualcosa per me” e sono uscita una schifezza. La parrucchiera ha approfittato del mio momento di tristezza e smarrimento per fare esperimenti sulla mia testa. Credo che la denuncerò’.

(Come darmi torto?)b4

Così in una sola settimana di astinenza mi ritrovo quasi bionda e in sovrappeso, inutile aggiungere con un principio di depressione.

Oggi vorrei ricominciare a correre in previsione anche della Wings for Life di domenica prossima. Per ora diluvia, vediamo se entro sera riesco.

Piano piano, zoppicando e con la pancia gonfia. Vado, eh.

Pistaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaaa

b1

 

barbara_matta

 

Quello che le Runners non dicono (astenersi permalosi)

In giro, durante le gare o le corsette nei parchi si vedono magliette di ogni tipo, dalle più curiose a quelle un po’ denigratorie – ma pur sempre, a mio avviso, simpatiche. Perché lo sport si pratica seriamente, ma l’atto pratico deve essere anche un divertimento.

deb1

Ma vogliamo invece parlare di cosa pensano e dicono le donne quando si trovano in branco nello spogliatoio o durante le corse (per non parlare delle chat – ma qui si apre un mondo parallelo)?

Beh certo, si parla di attualità inteso come l’ultima puntata del Trono di Spade e delle bellezza di protagonisti (ops dei luoghi dove sono state girate le scene), della famiglia e degli adorati figli che ti fanno fare le figure di palta in giro per negozi o che non vanno bene a scuola oppure del lavoro che ci dà tante soddisfazioni e che ci fa conciliare benissimo le attività fuori ufficio.

Tante belle parole, ma soprattutto si parla di loro: di quelle bellissime ragazze che dividono lo spogliatoio insieme a noi. Che pur sempre belle, ma riusciamo a scovare la cellulite oppure la ricrescita e, se non hanno neppure quello, allora sono lente come dei bradipi che anche a passeggiare le sorpassi. Insomma, tanta sana invidia.

Si, facciamo anche noi i paragoni – mica solo i maschietti. Guardiamo bene le forme e se quando si spogliano indossano il push up anche per correre, ma poi sotto la doccia hanno una Prima scarsa. Siamo tremende, non c’è paragone tra i nostri discorsi e le magliette che indossano gli uomini.deb2

E poi quando siamo in gara e ne vedi una davanti? Uuuu che voglia di sverniciarla e passare davanti con un sorrisetto per poi chiacchierare con l’amica della faccia che aveva. Magari ha un bel fisico, ma una faccia da racchia, tipo il detto “dietro liceo, davanti museo”!

E quando invece incrociamo gli ometti?!? Anche lì non stai nella pelle a commentare. Ne vedi uno che arranca davanti a te e lo sorpassi tronfia e felice, manco ci fossero i saldi al 70%. Ne vedi un gruppetto da lontano niente male e cerchi di avvicinarti il più possibile per vedere meglio, ma poi non sorpassi perché hai il timore dei commenti – oppure se sei estremamente figa sorpassi e sogghigni.

Insomma tante differenze tra maschi e femmine non ce ne sono, come non esistono gli unicorni.

Quindi, cari maschietti state attenti a quello che dite, perché potreste essere ripagati con la stessa moneta e care strafighissime non prendetevela: siete comunque ammirate e invidiate dalle donne.

La morale alla fine è una sola ed è unisex: cerchiamo di essere meno velenose nei nostri commenti perchè anche io con il mio culone e la mia cellulite posso sverniciarti oppure la strafiga di turno si fa un mazzo tanto per essere così e magari è solamente timida e non parla con nessuno, non se la sta tirando.

Non ne siete convinti? Eccovi un breve filmato di Nike https://www.facebook.com/NikeWomenItalia/videos/912965852092868/?fref=nf

PS:!ringrazio MGM Promo per l’utilizzo della sua foto scattata per la realizzazione delle maglie alla nostra amica Roberta.
deborah_matta

Jessica vs GPS

Domenica mattina dopo aver posticipato la sveglia almeno un paio di volte resto seduta per qualche minuto sul bordo del letto poco convinta, fino a quando ricordo l’imminente gara in arrivo.

Il desiderio del cuscino è incontenibile ma so che “devo” allenarmi. Mi alzo e nel giro di pochi minuti vesto i panni della runner. Pantaloncini, magliettina a maniche corte, morf, viso ormai vispo e gambe scattanti. Colazione con banana e svariati pezzi di cioccolata… no, non perché si faccia così… semplicemente perché mi piace!

Chiavi… prese! Boccettine con i sali… preparate, scarpine… indossate!

Garmin… accendo e… dramma! Non ho caricato il Garmin.

E’ la seconda volta che mi succede, questo inverno ho fatto dietrofront e ho rindossato il pigiama.

connect3Una delle attività che adoro della corsa è esaminarne l’andamento. Non per trovare chissà quale sistema per migliorare ma solo per giocare con le statistiche e costruire grafici.

Anni fa utilizzavo un’app del cellulare, Runtastic. “Misurare” la corsa vuol dire segnare la distanza e il tempo impiegato per percorrerla, calcolarne la velocità e memorizzare il percorso, collocando l’attività nel calendario. Così ho sott’occhio l’evoluzione degli allenamenti e posso notare la differenza nelle preparazioni per le gare brevi e veloci e quelle lunghe. Metto alla prova la mia costanza e pianifico esercizi fisici a corredo che difficilmente riesco a rispettare… solo per un intero mese dello scorso anno sono riuscita a svolgere almeno un’attività al giorno, magari anche solo di 5 minuti, ma di preziosissimi addominali. 5 minuti liberi e vitali solo per me al giorno sono davvero un lusso.

Anni dopo ho comprato l’orologino serio per correre. Anch’esso ha un’applicazione web per analizzare le attività di corsa, ciclismo e nuoto. Si chiama Garmin Connect. Non ho comunque mai smesso di aggiornare Runtastic esportando ed importando corse appena ne ho il tempo. Su Runtastic posso segnare anche le attività di core come addominali, squat, oppure l’ora di salsa.

Su Garmin Connect ho poi iniziato a legare qualche connessione con altri runner e donare e collezionare “like” alle corse.

Ma non vuoi usare Strava? Strava è uno dei servizi web più diffusi per memorizzare gli allenamenti e al posto dei like si trovano i “kudos”.

linus“Come ci sono i solitari, così ci sono gli analogici. Curiosamente, quasi sempre i solitari sono digitali…” scrive Linus su “Parli sempre di corsa” ed è proprio vero… io corro alle 5.30 del mattino, sola. Parte della soddisfazione è data anche da tutti i miei schemini di analisi delle attività.

Questa corrispondenza la trovo anche nell’aspetto social dei servizi web per la corsa… chi più si impegna “chiacchiera meno” e solitamente “non  dispensa consigli”… al massimo clicca su “mi piace”, “assegna kudos” o scrive un complimento.  Dai commenti distingui chi davvero riconosce la fatica e ti fa un apprezzamento sincero…

Esser pronti sull’uscio di casa e avere il Garmin scarico è come osservare un tramonto straordinario e avere la macchina fotografica piena o scarica. Sì, per carità, bello nutrire l’anima, gli occhi, “sole cuore e amore” del fascino della corsa però… per uno spirito tecnico non poter prendere nemmeno un appunto o far due conti lascia un non so che di incompiuto…

tramontoPazienza, tanta pazienza… non ho caricato il Garmin ma ho fatto un milione di cose… la mia prossima gara si avvicina e quello che devo fare è “caricare” km nelle gambe. Ormai conosco i miei percorsi e distanze a memoria e so esattamente fin dove arrivare per correre la mia mezza in programma. Essendo un’altra gara lunga più che spremere le gambe per andar veloce devo spostare la soglia della resistenza. In realtà vorrei aumentare anche la velocità… ma iniziamo dalla resistenza.

Ho corso 21,097 km… ma l’orologino ne ha segnati solo 19.

Garmin sotto carica.

jessica_matta