Lo yoga non è uno sport (attendo linciate)

Ho sempre pensato che fare yoga fosse una “roba da FdL*”, di chi si sente figo ed esegue posizioni molto spettacolari, ma poi nella sostanza non faceva niente. Era solo l’occasione buona per vestirsi molto new age e usare termini che solo gli amanti del genere potevano capire. Mi sbagliavo, quanto mi sbagliavo: gnuranta io!

Ne parlo in ufficio con una collega e mi incita a farlo “non è così difficile, devi solo prendere la mano e poi ti viene tutto naturale” peccato che lei pratichi yoga da 10 anni (ma l’ho scoperto dopo)

Ho fatto la una lezione prova grazie a Brita lo scorso 8 luglio e non è andata propriamente bene. Sembravo un elefante dentro un negozio di cristalleria e sudavo come una dannata. Davanti a me vedevo Barbara e Jessica che eseguivano gli esercizi con armonia, anche se forse non erano perfette nell’esecuzione sicuramente erano molto più scolte di me. Al mio fianco avevo Roberta, alla quale ogni tanto lanciavo qualche occhiata implorante, cercando incoraggiamento. Piega, allunga, saluta il sole. Fai asana, posizione del guerriero, quella del loto (o almeno credo d’aver sentito queste parole). Ero cotta ed abbiamo fatto solo 30 minuti. Questo era definitivo Yoga Dinamico.

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A fine lezione l’insegnante ci consegna il suo bigliettino da visita e scopro che lo Studio per il quale lavora è vicinissimo al mio ufficio. La sera navigo un po’ in internet e scopro pure che tengono lezioni in pausa pranzo. Compro subito un pacchetto da 5 lezioni, hanno anche l’Ashtana Yoga (che sembra meno dinamico e più in linea con il mio non essere in linea) quindi sono ottimista: ce la posso fare. Lo dicono tutti che “chi pratica yoga riscontra benefici nella vita quotidiana e nell’attività sportiva“.

Che vuoi che sia, vado a correre costantemente. Faccio sport da una vita e tengo pure famiglia. Sono una tosta (penso), spaccherò il mondo.

Arrivo bellina e carica. Vestita sportiva, ma non “in tiro”. Prendo il tappetino, l’asciugamano e mi metto in prima fila. Quando l’insegnante chiede se ci sono delle principianti, alzo solo io la mano. OMG mi sento un po’ sfigatina io adesso.

Va bene, iniziamo. La lezione dura solo un’ora, ce la posso fare.

Dopo 10 minuti ero fradicia (l’aria condizionata era accesa, ve lo assicuro). Ma capisco la prima serie di esercizi, peccato che quando inizio a farli in modo decente l’insegnate cambia la sequenza. E così via, per un’ora: allunga e inspira, piega ed espira. Non pensare, esegui. Mi guardavo intorno e mi sentivo molto il brutto anatroccolo che sguazza nel suo sudore. Tutte le altre erano fighissime e rilassate, io ero tesa e non riuscivo ad arrivare “in alto” quando loro. La gentilissima insegnante capisce la mia buona volontà e mi aiuta nelle posizioni più difficili e scopro che posso allungarmi anche io, che potrei diventare brava almeno la metà delle mie compagne di stanza.

A fine lezione esco tutta soddisfatta e tronfia. Contenta della mia scelta di aver provato questa disciplina e realizzo che per un’ora ho fatto un’attività fisica intensa e ho staccato la spina al cervello.

Chiamo il mister per dirgli le mie impressioni e mi sento dire “cosa pensavi, che fosse una passeggiata, solo stretching?” … ecco, cosa pensavo che fosse?! Bene ora ho cambiato idea: non è una “roba da fighetti” e il giorno dopo avevo pure dolorini a certi muscoli che non sapevo neanche di avere.

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Adesso continuo con le mie lezioni fino a settembre per capire a pieno dei benefici che posso godere e poi magari continuerò una volta a settimana. Mi piace.

* Fdl = Figa di Legno, in milanese è riferito a qualcuno che se la tira in modo esponenziale senza averne ragione

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Quattro passi in Franciacorta

Metti una serata d’estate con caldo e umidità e temperature davvero eccezionali.

Quale è secondo voi il modo migliore per decidere di trascorrerla?

Ovviamente, se parliamo di #matteinfuga, è quello di farlo correndo!

Siamo pazze a pensare di correre con questo caldo e in queste condizioni? Un pochino si effettivamente, ma quando arriviamo a Camignone, in provincia di Brescia, nel cuore della Franciacorta, mi rendo conto che di  matti ce ne sono tanti altri. L’aria è calda, caldissima, ma il ‘clima’, come in molte di queste gare, è allegro, rilassato, coinvolgente. Quando arriviamo ci sono tanti atleti e runner già pronti che gironzolano per la zona del ritiro pettorali e della partenza. C’è chi scatta foto, chi saluta vecchi amici e chi ne incontra ‘dal vivo’ alcuni per ora solo ‘virtuali. C’è chi sta finendo di cambiarsi, chi beve integratori, chi fa stretching, chi chiacchera per allontare la tensione e chi invece si isola per trovare un po’ di concentrazione.

Io adoro questi momenti che precedono le corse: mi piace guardarmi attorno e mi innamoro ogni volta di questa bellissima comunità del mondo runner. Mi piace viverne l’atmosfera, in cui è palpabile l’adrenalina di chi si sta per affrontare una sfida con se stesso, in cui ci si sente (al di là dei ritmi, della preparazione, della griglia di partenza ecc) tutti uniti e simili e pronti a correre verso una meta comune.

E’ un momento quasi magico, un po’ sospeso nel tempo. In cui parli, parli, parli (almeno questo è il mio caso! 😀 ) per cercare di allontare la tensione e l’ansia che comincia ad assalirti. In cui parli, parli, parli (sempre io!) ma in cui la testa è già concentrata sulla fatica che ti aspetta, sulla paura di non riuscire ad arrivare al traguardo, sulla paura di deludere un po’ chi è lì con (e per) te.

Io arrivo sempre un po’ impreparata a questi momenti: non ho ancora nessun rituale, nessuno schema di preparazione in vista di una corsa da seguire. Ed è sbagliato. Devo cominciare a preparmi con maggiore metodo. In vista degli obiettivi futuri non è positivo tutto questo, ma mi rendo conto che ogni volta che corro imparo qualcosa in più guardando e studiando gli altri e ogni volta aggiungo un piccolo pezzo alla mia esperienza di runner.

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Questo è il racconto fotografico di un sabato sera diverso: di un sabato sera di corsa, di amicizia, di caldo e di allegria. Questo è il racconto per immagini di una corsa bellissima, in mezzo a vigneti, ville, castelli. Con un sole al tramonto a rendere tutto più magico.

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Questo è il racconto di ‘una doccia durata 13 km’ (come ha ben scritto Barbara su Fb!), è il racconto di un grandissimo lavoro da parte di tanti volontari che hanno sfidato anche loro caldo e afa per offrirci ristoro e assistenza. E’ il racconto dei vecchini che lungo la strada ci salutavano e ci incitavano, ci ‘innaffiavano’ (nel vero senso della parola!!)  perchè ci vedevano accaldate e forse anche un po’ disperate!

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E’ il racconto di un’amica matta che non mi ha abbandonato nemmeno un secondo, che ha mandato un po’ all’aria tutti i suoi progetti per la serata, per starmi accanto, spronarmi, cazziarmi quando volevo mollare, darmi la mano e offrirmi un appoggio quando la testa girava per il caldo e la fatica e mi sembrava di svenire.

E’ il racconto di questi 13 – sudatissimi – km fatti correndo, camminando, ridendo, scattando pure foto sceme qua e là, ma arrivando al traguardo, insieme. Grazie Barbara, amica e sostegno (sia fisico che psicologico!) impossibile da descrivere a parole. Ormai nelle nostre corse ci stiamo trasformando in Sandra e Raimondo e devo dire che la cosa mi diverte parecchio!

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E’ il racconto della prova (ancora una volta!) di quanto siamo diverse e in qualche modo complementari noi 4 matte: ognuna con il suo carattere, con i suoi punti di forza e le sue debolezze. Siamo nate quasi per gioco e invece ci stiamo trasformando in una squadra vera e propria: stiamo imparando piano piano l’una dall’altra, cercando piano piano di incastrare tutto ciò che siamo e che sentiamo in questo nostro bellissimo progetto.

Che non è solo la Maratona finale che ci aspetta a Nizza, è una sfida continua, un lavoro incessante e quotidiano.

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E se c’è qualcosa che sto scoprendo giorno per giorno è che unite possiamo davvero arrivare lontano.

Vi voglio bene matte!

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BRITA Experience

E poi succede…dopo mesi di lavoro ricevi una telefonata e ti invitano ad un evento: il primo evento ufficiale delle Matte in fuga.

Che fai? Rifiuti? Ma no, ovvio che accetti.

E non importa se fra noi c’è chi ha fatto 300 km per raggiungere Milano spostando la famiglia,  chi ha annullato una riunione importante, chi ha dovuto prendere un permesso, chi ha dovuto incastrare le cose come in una complicata partita a Tetris.

L’8 Luglio all’appartamento Lago in Brera al Brita Experience organizzato da Brita c’eravamo tutte e quattro, unite dalla voglia di vivere una nuova avventura.

La cosa certa è che abbiamo fatto bene ad esserci.

Brita, marchio che lavora per migliorare e permetterci di bere e gustare l’acqua che scorre dai nostri rubinetti, ci ha regalato una vera e propria esperienza multisensoriale con il sapore di un pomeriggio fra amiche più che quello di un evento formale.

Utilizzo abitualmente i prodotti Brita, ma non avevo idea dell’attenzione al relax e al benessere che questa azienda mette in campo. Una sorpresa positiva.

Abbiamo avuto modo di affrontare un vero e proprio viaggio fra la cura e la scoperta di sé, semplicemente muovendoci fra quattro stanze allestite per l’occasione. Un percorso in cui tutto ruotava, ovviamente, intorno all’elemento acqua.

Yoga Room

Noi, che normalmente corriamo, ci siamo cimentate in una lezione di yoga. Ci siamo messe alla prova con una disciplina decisamente diversa e…ci è piaciuta. C’è chi fra noi ha già prenotato delle lezioni. C’è chi lo farà a breve.

Su quei tappetini abbiamo lasciato un po’ di stress e di tensione e abbiamo scoperto una nuova passione.

Nello yoga, panta rei: tutto scorre. Proprio come l’acqua.

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Blind Test Room

Dopo lo yoga siamo passate nella Blind Test Room dove ci hanno bendate. per giocare con i sapori…dell’acqua. Sì, dell’acqua avete capito bene. L’acqua non è sempre uguale e non ha lo stesso sapore. Tutte e quattro siamo riuscite a riconoscere l’acqua filtrata con la caraffa Navella, la cui funzione è quella di migliorare il gusto dell’acqua di rubinetto riducendo sostanze come cloro, calcare e alcuni metalli.

Ho anche scoperto che le caraffe che svolgono questa funzione non sono tutte bianche e noiose, ma sono prodotte in un arcobaleno di colori e in graziose fantasie e sono state anche insignite del Red Dot Design Award (uno dei maggiori e più importanti premi del design mondiale) e che Brita non produce solo caraffe, ma anche una borraccia che filtra acqua utilissima per chi fa sport. Neanche a dirlo fantastica per noi che corriamo!

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Tea Room

Nella tea room abbiamo avuto la possibilità di degustare il tè come da tradizione millenaria con un rituale, quello del Gongfu cha, in cui si susseguono brevissime e numerose infusioni, ognuna con la sua particolare sfumatura di colore, Inutile dire che l’acqua filtrata esalta profumi e sapori del tè.

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Cromo Test Room

Che i colori possano influenzare il nostro equilibrio e sono indispensabili per ritrovare armonia nel corpo e nello spirito già lo sapevamo, ma che potessero dire così tatto di una persona forse non ce lo aspettavamo.

Nella Cromo Test Room ci siamo messe in gioco con un un test e abbiamo messo a nudo una parte di noi in un clima di confidenza e di amicizia.

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 Eccoci immortalate attente, curiose e anche un po’ stupite

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Abbiamo lasciato l’appartamento Lago con tantissimi spunti di riflessione e anche qualche consiglio.

Un pomeriggio perfetto per noi Matte attente al relax e al benessere…grazie Brita!

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Weekend da PAURA!!

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Altro giro altra corsa, dal Giro da Paura alla Tre Campanili. Quello appena passato è stato un weekend intenso. Capita per mesi di non poter partecipare ad alcuna gara e poi per mistiche congiunzioni astrali mi ritrovo a poterne fare addirittura due.

11232904_1164253850257346_4285151762602248774_nLa Tre Campanili è una gara insolita e senza paragoni. E’ definita una mezza maratona ma conta qualche centinaio di metri in più e raggiunge una quota altimetrica di ben 1028 metri. E’ una gara Internazionale di corsa in montagna con terreno misto fra asfalto, sterrato, sentieri e cemento… quasi un trail direi.

Sul sito stesso la corsa viene descritta come dura, bella, affascinante e struggente. Fino a ieri mi sembravano parole buttate lì a caso e invece le ho ritrovate in quei 22km.

A Vestone in provincia di Brescia si sfiorano i 40° eppure tutti gli organizzatori sorridono e assistono i runner nei rituali di ritiro pettorale, deposito borse ed ingresso in griglia. Inno Nazionale e via si parte senza intoppi.

Si caricano le gambe con una lunga e costante salita che da 300 metri porta a quota 500 in poco più di 6km. Il sole batte sulla testa e l’afa non aiuta a respirare. Lungo un limpido torrente con incantevoli cascatine si alternano tratti in pieno sole a piccoli ritagli di piacevolissima ombra.

Attesissimo ristoro ai piedi della vera salita che non dà tregua fino al quattordicesimo chilometro: su strada inizio ad alternare camminata e corsa… poi inizia il sentiero umido e scivoloso tra terra, fango sassi e radici. Con le scarpe da trail mi sarei sentita più sicura della presa sul terreno, invece devo stare attenta ad ogni passo, tutti scivolano spesso e per fortuna ritrovano equilibrio senza cadere.

Ai lati dei sentieri gruppi di volontari e passeggiatori incoraggiano i runner applaudendo e complimentandosi per l’impresa. Nei paesini che attraversiamo c’è un vero e proprio tifo da parte degli abitanti incredibilmente gentili. Ci sono dolcissimi anziani, famiglie e bambini seduti davanti casa a salutare e ad animare il passaggio. C’è chi mette a disposizione le proprie canne d’acqua dei giardini per donare refrigerio, chi libera i runner dalle bottigliette vuote strette tra le mani nei propri cestini di casa.

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Dal decimo al picco del quattordicesimo i chilometri sembrano non finire mai. Sì, è una gara dura ma così vivace da riuscire a rendere la fatica un vero divertimento. E’ bella e affascinante per l’avvicendarsi di incantevoli paesini e fitte pinete che sorprendono con scorci di meravigliosi panorami sulla valle.

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La discesa è mista tra tratti tecnici e terribili parti in cemento. E’ difficilissimo regolare appoggio e velocità passando dalla terra morbida ai colpi secchi sulle ginocchia che dà il cemento. Sono molto più veloce e sicura rispetto ai miei precedenti trail, ho molta meno paura e in alcuni pezzi mi sembra di andar giù quasi volando sui sassi.

Ultimo chilometro in volata sull’asfalto, sfilata con giro di boa fra l’instancabile tifo del pubblico e struggente soddisfazione e felicità al meritatissimo traguardo!!

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Tre Campanili, dura, bella, affascinante e struggente.

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