Basta scuse!

E’ stata un’estate davvero strana dal punto di vista della corsa e dei miei allenamenti.

Complice il caldo esagerato e un po’ di problemini fisici che mi hanno accompagnato riuscire ad uscire  anche per un solo piccolo allenamento è stato davvero duro e difficile per me. Diciamo che ogni motivo e pretesto per non correre era buono. O comunque per rimandare il momento della corsa.

(Ovviamente sempre per delle ‘buone ragioni’).

Ho cercato in ogni modo di ritrovare un po’ dello spirito e dell’entusiasmo di altri momenti, in cui correre non dico che fosse la mia priorità, ma in cui sicuramente riuscivo a trovare sempre la voglia e l’energia di allacciare le mie scarpette da running ed uscire. Anzi, le scuse erano quelle che trovavo per non restare in casa ed andare a correre!

Per il resto c’era sempre tempo (la casa, la famiglia, il lavoro… 😉 ).

Per un discorso di ‘sopravvivenza’ dalla vita di ogni giorno la corsa era vitale per me.

Poi, però ad un certo punto, questa spinta per me è diventata sempre meno forte e importante.

Complice un paio di corse andate un po’ così così (soprattutto a causa del caldo e dei problemini fisici di cui prima) e la delusione provata successivamente, il mio entusiasmo è andato diminuendo sempre più, fino a dovermi quasi imporre di uscire per rispettare un minimo l’impegno preso e gli obiettivi prefissati per i prossimi mesi.

Che cosa mi è successo? Ho letto che è una cosa che capita a tanti runner, ne parla anche Muramaki nel suo bellissimo libro ‘L’arte di correre’ definendola Runner’s blues. E’ quel progressivo sentimento di disaffezione verso la corsa, di scoramento e di perdita di interesse che di solito chi corre prova soprattutto dopo aver compiuto una grande impresa ed aver affrontato un grande risultato (non è questo il mio caso ovviamente!).

Capita anche dopo un infortunio, o dopo una serie di eventi che ci hanno fatto un po’ scontrare contro la fatica e la difficoltà di riuscire ad ottenere i risultati che speravamo.

Io sto cercando di combattere questa sensazione da tutta l’estate, ma è davvero difficile in certi giorni.

Per me la corsa deve anche (se non soprattutto!) essere divertimento e leggerezza e non riuscire a viverla così mi fa sta male davvero.

robi25

Fare foto sceme mentre corro? Mi aiuta a ritrovare il sorriso nella fatica!

Sto cercando di trovare tutti i modi e trucchi possibili per spingermi e motivarmi, ma certi giorni c’è questa vocina nella testa che ha la meglio e mi convince a starmene a casa sul divano piuttosto che uscire a correre per sentirmi lo stesso poco soddisfatta. Quanto la odio questa vocina!

Alla fine della giornata aver lasciato che prendesse il sopravvento mi fa sentire ancora più arrabbiata con me stessa e, di sicuro, mi dà ancora meno motivazione per correre la volta successiva. E’ come un circolo vizioso da cui diventa difficile uscire: meno corri e meno forza e voglia hai di correre.

In queste ultime settimane sono riuscita a riprendere con maggiore costanza, ma sono sempre alla ricerca dell’entusiasmo e della voglia di correre di prima.

Ci sto provando davvero e, anche se certi giorni non è per nulla facile, mi rendo conto che ogni volta che ci riesco va sempre meglio e la voglia di darsi da fare aumenta sempre di più. Spero davvero di essere sulla strada giusta per ritornare a correre con la gioia e la leggerezza nel cuore!

rob26

Fate il tifo per me. Ne ho bisogno 🙂

E a voi? E’ mai capitato di passare un periodo così? Come avete fatto a superarlo?

Ogni suggerimento o consiglio è benvenuto!

 

robi_matta

 

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2 pensieri su “Basta scuse!

  1. Ciao Roberta.
    Murakami ha ragione: il “Runner’s blues” esiste veramente.
    Fresco di corso sulla resilienza, tenuto da Pietro Trabucchi (ti consiglio di guardare il suo sitio http://www.pietrotrabucchi.it) quello che ti posso dire è che devi fare due cose:
    – “oggettivare” (non so neanche cosa vuol dire…) il tuo momento di disaffezione verso la corsa
    – fatto questo, pensare a un obiettivo minimo a breve termine, chiaro e raggiungibile, e perseguirlo
    Ho avuto anch’io un momento proprio come il tuo: un acciacco che non andava via, fatica nel correre perchè non mi sentivo bene, di conseguenza risultati scarsi…
    Mi sono fermato completamente per circa quindici giorni, ascoltando il mio corpo (Murakami docet) e poi ho fatto la prima uscita senza cronometro e senza un percorso preciso, solo per il gusto di correre e assaporare il momento.
    Durante la corsa facevo un continuo “check-up” del corpo e soprattutto della mente e mi sentivo “bene”.
    Quando ho finito la corsa ero stanco ma non sfinito; la cosa più importante però era che il mio cervello era “soddisfatto” di quello che il corpo aveva fatto.
    Come ha detto e scritto Trabucchi nel suo libro “Perseverare è umano” il proverbio mente: perseverare è umano, arrendersi è diabolico.
    Spero di esserti stato d’aiuto; adesso… just do it.

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