Inizia il contro alla rovescia, novembre si avvicina

Il calendario parla chiaro, mancano 4 (QUATTRO) settimane alla gara che attendo da un anno: la Marathon des Alpes, che correrò in staffetta 2×21 insieme all’altra matta Jessica.

E la tabella d’allenamento non mente, dovevo fare un’altra mezza prima di partire, in settembre. Dovevo consolidare le gambe alla distanza e impostare una strategia di gara. Perché il “mio tratto” sarà quello poco pianeggiante, tutti i sali/scendi che da Antibes portano a Cannes.

La scelta di questo tratto di strada è stato pensato non per il percorso, tra l’altro per tutti i 42 chilometri con un panorama stupendo, ma solo perché a me non piace svegliarmi presto la mattina ed invece Jessica preferisce togliersi subito il dolore del dente. Scherzi a parte, quando abbiamo deciso come dividerci la staffetta non avevamo guardato l’altimetria del percorso e quindi ora mi tocca “picchiare duro” sulle gambe.

In previsione di questo percorso poco pianeggiante decido in luglio di provare una gara di 13km bellissima tra i colli della Franciacorta e la seconda settimana di settembre provare la mezza a Monza, dove nel tracciato ci sono tutti i sottopassi del circuito automobilistico.

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Quella domenica mattina, mi preparo molto presto e (anche questa volta insieme alla mia socia) ci troviamo sul piazzale della partenza ben 2 ore prima. Questo anticipo però è volato in fretta: ho avuto modo di conoscere di persona un sacco di ragazzi della squadra (gli Happy Runner) e che avevo solo incontrato con Facebook o tramite il blog. Ho dato finalmente un volto reale a tutte quelle persone che mi commentano, mi incitano e mi seguono tramite le app.

Wow che bello, ho un’euforia addosso, non mi rendo conto da li a poco avrei dovuto correre 21km. Faccio foto, selfie, chiacchiero e incito… ma arriva l’ora di entrare in griglia e arriva l’ansia.

Jessica mi lascia per fare la sua gara lunga e veloce e io mi trovo sola, devo capire come voglio fare. Sicuramente vorrei provare a farla sotto le 2 ore. Vorrei provare a fare meglio di Milano Marittima e avvicinarmi ai tempi della Stramilano, anche se non sono in forma come allora.

Punto il peacer delle 2 ore, mi ci aggrappo quasi fisicamente e mi porta fuori dal muro di gente che ci circonda per almeno 3/4km dopo le gambe vanno, fluide e mi ritrovo con belle sensazioni. Se prima il mio obiettivo era di finirla, ora capisco che ce la posso fare, posso portare a termine la gara senza piangere sul tempo fatto.

Nel frattempo trovo di fianco a me una ragazza che ha il mio stesso passo: un po’ avanti lei, un po’ tiro io. Al 10° km stacchiamo i pacer ed iniziamo a sorriderci e parlare, scoprendo di avere le stesse tabelle di marcia in allenamento, lo stesso PB ed il rientro da un infortunio, vogliamo entrambe provare a finire entro le 2 ore e decidiamo in un sodalizio sportivo.

Il percorso è veramente ostico e piove anche tantissimo. I sottopassi sono molto ripidi e dentro il parco troviamo anche delle salite naturali che affronto con grinta per non rischiare di mollare e camminare.

Ho paura di una mia crisi al 15°, i tempi si alzano un pochino. Devo migliorare questo aspetto, anche nelle altre due gare quel muro era lì davanti e insormontabile, però riesco a riprendermi in fretta e qualche chilometro dopo sono super veloce. L’arrivo è sempre la parte più traumatica: vedi il gonfiabile in lontananza, l’orologio dice che mancano poche centinaia di metri però mi sembra di correrli in slow motion.

L’arrivo non arriva mai, è sempre troppo distante!

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Ritirata la medaglia, mi asciugo e attendo Jessica. Festeggiamo la nostra vittoria, rispondiamo ai messaggi degli amici e andiamo a mangiare una pizza. Un pizza con una birra fresca, buonissima che ci ristora meglio del the caldo.

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Una giornata di sport e di festa. Una giornata di amicizia e sorrisi, che prendo come punto di partenza per Cannes. Ora posso iniziare a contare i giorni che ci separano da questa avventura e macinare chilometri. Ho capito che non devo farmi spaventare dalle salite, gestendo la gara al meglio non sono così ostiche come pensavo.

Inizia il conto alla rovescia, contate con noi!

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La corsa è condivisione

Per lavoro ero a Milano Marittima la scorsa settimana ed ho guardato dove avrei potuto correre scoprendo che la domenica della mia partenza ci sarebbe stata una 21km (ma anche una 10, a dir la verità) organizzata da Running In.

Ebbene, nonostante la scarsissima preparazione decido di iscrivermi. Il mister mi aveva suggerito di mettere km nelle gambe prima dell’estate e del caldo che mi avrebbe sgonfiato ogni velocità. Quindi prendo il coraggio a due mani e vado, ignara del percorso.

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Scopro che ci sarà una ragazza che conosco e la contatto per salutarci prima della partenza. Un saluto veloce, una foto e via, si parte. Una bella iniezione di fiducia.

I primi chilometri sono molto faticosi, fa caldo e all’inizio si corre pure sulla battigia… sto pensando di fare i 10km al posto della mezza.

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Poi invece rallento il passo e mi accodo ad una ragazza che sembra avere il mio stesso passo, peccato che verso il settimo la perdo perché devo fare una pausa 🙂 Al nono chilometro c’è la deviazione tanto aspettata, ma decido che tiro dritto (non so perché) e mi si avvicina Rita (una sconosciuta che mi accompagnerà per i restanti 11 chilometri).

Chiacchieriamo poco, ma siamo sempre fianco a fianco, anche nei ristori e anche nel tracciato più difficile quando una o l’altra sembra cedere.

A 4km dalla fine vengo intercettata dall’altra parte del canale da Carolina, che urla il mio nome e mi sprona ad aumentare il passo… si girano tutti perché le rispondo anche io dall’altra parte.

A poco più di un chilometro dalla fine vengo raggiunta da un gruppetto di due ragazze e un amico che mi dicono “Deborah (ho il nome sulla maglietta) non diminuire il passo che sono 8 km che ti stiamo dietro, sei il nostro target. Andiamo fino alla fine assieme

Finiamo tutte assieme, e ci abbracciamo come bambine. Nessun orologio che ci correva dietro, solo la voglia di finire. E ce l’ho fatta. Questa volta le gambe hanno vinto sulla testa e ho portato a casa la gara.

Al ristoro incontro nuovamente Carolina, che mi ha aspettata per salutarmi e farci assieme una foto post gara (impietosa) e trotterello verso l’albergo.

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Sono contenta, perché nonostante si dica che la corsa è uno sport molto solitario e di introspezione oggi ho avuto la sensazione di essere circondata da persone che come me avevano “bisogno” di una spalla e condividere la fatica e la gioia.

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