Fuggire in vacanza

Questa per me è la settimana più bella dell’anno: riusciamo ad andare in vacanza tutti assieme e in posti incontaminati e senza troppo turismo. Di solito andiamo in montagna, in alta montagna, a fare dei piccoli trekking giornalieri con bambini e cani al seguito.

In questi giorni mi è tornata in mente una domanda che mi era stata fatta: “perché non vieni a fare un trail, tu che ami la montagna e ci passeggi?”. Non sono attratta dai trail proprio perché mi piace vivere la montagna con lentezza.

Passeggiare e fermarmi a guardare il panorama. Decidere con calma di ripartire oppure sostare ad ascoltare i rumori.

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In questa settimana non porto mai le scarpette da corsa perché comunque riusciamo a camminare per 10/15 chilometri al giorno e stiamo abituando anche i bambini a non essere sedentari e a riconoscere le bellezze della natura.

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Ho imparato ad ascoltare, ma ovviamente non a riconoscere i suoni dei diversi uccellini. Ho imparato a guardare la natura (ma non so distinguere una violetta da un campanellino) e sto cercando di insegnare le stesse cose ai bambini. Mi piace quando guardano la natura con gli occhi sgranati e stupiti di come la realtà sia diversa dalla televisione.

 

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Una breve fuga che mi permette di staccare la spina dalla frenetica città e rilassare la mente. Una breve fuga per ripartire pieni di energia per un autunno che si prospetta impegnativo.

Ps: Saluti dalla Val di Sole!

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Un papà in fuga (anche gli uomini sono matti)!

Vi presentiamo Massimo Bottelli, il blogger di Dad2Tri, un papà che ama il triatlon ed ha una fantastica bimba e si divide tra famiglia, lavoro e sport.

“Ormai sei un papà! Ad una certa età bisogna mettere la testa a posto!”. Vi suona familiare un rimprovero così? E invece ho l’impressione che più “invecchio”, più mi viene voglia di fare cose strane, di lanciarmi in nuove sfide.
Ma credo che vivere pienamente, coltivando le proprie passioni, sia il modo giusto per essere una persona migliore e, se possibile, un buon padre. Una persona che si nega la possibilità di essere se stesso sarà frustrata, piena di rancore, e di certo non darà il meglio di sé a chi gli sta intorno.
Vivo l’amore per lo sport e riporto in famiglia il benessere che questo mi regala: se fare questo significa essere matto, allora sì lo sono! E per fortuna siamo in tanti ad essere così matti! 🙂

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Com’è nata la passione per il triathlon?
Ho iniziato a fare sport da adulto: oggi ho 41 anni, ma fino a 8 anni fa ero un perfetto sedentario… e pesavo 15 kg in più! Il mio percorso sportivo, anche se è iniziato tardi, è stato molto articolato.
Dopo aver dedicato per anni tutte le mie energie prima allo studio, poi al lavoro, poi alla casa… ad un certo punto mi sentivo “vuoto” e ho deciso di darmi una scossa: mi sono iscritto così ad un corso di alpinismo e mi sono subito innamorato dello sport all’aria aperta.
Dopo 4 anni di scalate, quando è nata di mia figlia ha prevalso l’istinto di conservazione e ho preferito ritornare “ con i piedi per terra”. Ma ormai la voglia di muovermi era diventata parte di me, e non potevo accettare di tornare sedentario!
Incuriosito da alcuni amici, ho deciso di provare la corsa. Sono stato molto risoluto: ho acquistato le giuste scarpe da corsa e mi sono rivolto ad un allenatore. Cos’, dopo 5 mesi tagliavo il traguardo della mia prima mezza maratona! Da quel giorno, in due anni ho corso 18 gare podistiche.
Mentre l’amore per la corsa era all’apice, in occasione di un piccolo infortunio il fisioterapista mi ha suggerito di differenziare gli allenamenti, per rinforzare tutto il corpo e non sovraccaricare le articolazioni della gambe. La corsa infatti è molto stressante soprattutto per chi, come me, inizia in età adulta.
Così ho ripreso a nuotare: non entravo in una piscina dall’età di 10 anni! Nel frattempo, alcuni amici già triatleti hanno iniziato a “tentarmi”: sentire i loro racconti di grandi sfide e gare in località affascinanti ha stuzzicato la mia curiosità. E così, ancora una volta, mi sono lanciato con entusiasmo in una nuova avventura: decido di acquistare una bici da corsa per prepararmi al triathlon!
Oggi sono alla mia seconda stagione e penso di aver trovato lo sport più completo, divertente e entusiasmante, perfetto per chi vuole allo stesso tempo mantenersi in forma e divertirsi mentre lo fa!
Contemporaneamente alla mia scoperta del triathlon, ho creato il mio sito Dad 2 Tri (http://www.dad2tri.it) per condividere esperienze e consigli con gli altri principianti come me, con un attenzione particolare a chi inizia a fare sport da adulto, magari già con una famiglia.

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Quanto tempo ti occupa il triathlon, tra allenamenti e gare?
Io mi alleno relativamente poco: ogni settimana faccio due sessioni di corsa, una di nuoto e una di ciclismo.
Naturalmente i miei risultati in gara sono proporzionali all’impegno: non posso certo essere più veloce rispetto a chi si allena più intensamente.
Ma per me, e fortunatamente per molti triatleti, l’obiettivo è quello restare in forma e divertirsi, quindi poco importa la classifica finale delle gare: molto più importante è stare bene e godere della bellezza di fare sport in compagnia, in posti spesso magnifici.
Durante la stagione delle gare di triathlon, che va da maggio a ottobre, partecipo mediamente ad una gara al mese. Dato che le gare si svolgono spesso in belle località di mare o al lago, queste trasferte possono essere l’occasione per una gita con la famiglia.
Assistere ad una gara di triathlon è bello e avvincente anche per la famiglia che ti accompagna, e per noi atleti avere il tifo delle persone che ami è fantastico. Puoi immaginare l’emozione quando, dopo ore di fatica, arrivi al traguardo e trovi i tuoi cari che ti acclamano?

Come concili il lavoro e la famiglia con lo sport?
Ho la fortuna di potermi allenare nella corsa durante la pausa pranzo del lavoro: in questo modo non devo togliere tempo alla famiglia la sera.
L’allenamento di nuoto con la mia squadra di triathlon si svolge una sera alla settimana, e per il ciclismo faccio un’uscita breve nel weekend, di solito la mattina presto.
Amo moltissimo la mia famiglia, e non voglio essere un papà e un marito assente.
Per trovare il giusto equilibrio tra il tempo che dedico allo sport e il tempo che voglio dedicare alla famiglia, è stato fondamentale il confronto con mia moglie: quando ho iniziato a pensare di fare triathlon, le ho spiegato quale impegno questo avrebbe comportato, e insieme abbiamo concordato quanto tempo eravamo disposti a sottrarre alla famiglia.
Alla parola “rinuncia” spesso si attribuisce un valore negativo; ma la mia esperienza mi ha insegnato che, se vogliamo trovare il giusto equilibrio tra le cose che amiamo, dobbiamo accettare di non poter fare tutto: non potrò allenarmi quanto un professionista, ma accetto questa condizione senza rammarico. Al contrario, sono grato alla mia famiglia per quello che mi consente di fare.
Un aspetto fondamentale che ho imparato da questa esperienza è il concetto di reciprocità: mia moglie, prendendosi cura della famiglia nelle ore in cui mi alleno, mi dona la possibilità di fare lo sport che amo. Allo stesso modo, io le restituisco questo tempo occupandomi della casa e della nostra bimba mentre lei si dedica alle sue passioni, lo yoga e il softball.
In definitiva, il modo che ho trovato per conciliare sport e famiglia è la concordia e la reciprocità con mia moglie.

Come ti vede tua figlia e cosa pensa di questo sport? dad2tri-famiglia-04
Mia figlia ha 4 anni e mi vede fare sport da quando è nata. Non vede solo me, ma tutta la compagnia degli amici sportivi. Ha assistito a diverse gare e sa già tutto di corsa, ciclismo e nuoto.
Spesso i bambini rappresentano con il gioco le situazioni che conoscono. Recentemente ci ha stupito e divertito moltissimo quando l’abbiamo vista correre intorno al tavolo facendo ruotare le braccia sopra la testa, poi fingendo di pedalare, e infine correndo: “Papà, guarda: sto facendo triathlon!”. Puoi immaginare le nostre risate!
Un altro episodio divertentissimo è stato durante una tappa del Giro d’Italia vista in televisione. Mi ha chiesto “Papà, stanno facendo triathlon?” – “No amore, questa è una gara di ciclismo” le ho risposto. “Solo bici? ma allora non è bello!”.
E infine puoi immaginare l’espressione stupita della tavolata di parenti quando lei, piena di orgoglio, ha detto loro: “Quando sarò grande farò triathlon con papà, e arriveremo al traguardo tenendoci per mano!”. Io quasi mi commuovo!
Insomma, la nostra cucciola è affascinata da questo sport, così vario e coinvolgente, ma penso, soprattutto, dal modo gioioso e rispettoso di viverlo con la famiglia!

 

La corsa non è billable…

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La corsa è fatica. In realtà lo sport è fatica.

E’ una di quelle fatiche assolutamente inutili però. Correre non produce nulla. Palleggiare, lanciare, calciare una palla nemmeno. Alzare pesi fino a soffrire, ribaltare ruote di camion, pedalare bici ferme come forsennate neppure.

Eppure.. lo facciamo.

A dispetto della fiacca primaverile e l’influenza persistente stamattina mi sono trascinata in un giro di perlustrazione dei comuni limitrofi: sono andata a correre. Nonostante un programma di allenamento impegnativo sono riuscita comunque a perdermi nei miei pensieri meditando su quanto sia già di per sé complicata la vita senza corsa.

Praticare sport con costanza, dove costanza vuol dire almeno tre volte a settimana, abbinando un’alimentazione corretta ed uno stile di vita sano probabilmente farebbe fruttare grandi benefici fisici… ma non è il nostro caso perché il riposo è sempre troppo poco, il tempo scarso e lo stress abbondante.

Se conoscete personalmente le Matte in fuga, come tante altre mamme, avrete sicuramente una vaga idea della frenesia delle nostre giornate fra doveri e impegni per la famiglia, i figli e il lavoro, ma non solo casa, scuola e territorio, no(!), anche cultura, arte, musica, teatro, hobby e passioni varie a profusione. Per necessità e per diletto abbiamo la tendenza a spremere ogni forma di creatività.

E in più corriamo!

Sì in tutto questo c’è anche la corsa, che riusciamo ad incastrare in questo puzzle multidimensionale. Ognuna con i propri tempi e i propri modi, ma continuiamo a correre riconoscendone gli infiniti aspetti positivi e allontaniamo ogni giorno i nostri limiti. La corsa ci dona sensazioni, energia, è ben più che fatturabile.

Come scrive Roberta su Mamme in fuga:

Allo stesso modo tutti noi ogni giorno lottiamo, corriamo, lavoriamo e ci incavoliamo in vista di un  nostro obiettivo e ‘spettacolo’.

Che possono essere tante cose, piccole o grandi: un piccolo sogno da realizzare, una cosa nuova da imparare, un lavoro da completare ecc.

Lottiamo ogni giorno in vista di un obiettivo ed una volta che l’abbiamo raggiunto, magari con fatica e determinazione, siamo già pronti a puntare ad uno nuovo.

Ed è così che deve essere, ed è questo che ci fa andare avanti ogni giorno.

Accettare nuove sfide e provare ad affrontarle.

Imparando che la confusione che ci circonda, le corse, le cadute, i problemi e gli impegni di ogni giorno sono parte integrante di tutto questo e che dobbiamo solo imparare a conviverci, invece di aspettare che passino.

Non rinunciamo a provare a dare il nostro meglio, in tutti gli aspetti con cui possiamo confrontarci. Non schiviamo le difficoltà, affrontiamo le paure e alimentiamo ogni aspirazione. Non rinunciamo a vivere.

ToPutAzzurroita

Matte mica per niente! 😉

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10K Chrono Monza

Sabato sera ho partecipato alla 10K Chrono a Monza. Mi piacciono queste corse “estive” brevi e veloci, perché indipendentemente dagli obiettivi e dalla dura preparazione, sono poi facilmente “combinabili” con una cena fuori.

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Ho affrontato questa gara con grande serenità, non ho seguito alcun allenamento mirato perché mi sto preparando (più o meno) per altri traguardi, ma non ho saputo resistere all’iscrizione… vicino casa e con tanti tantissimi amici da incontrare.

Questa volta con me c’è la family al completo ed è tutto diverso!! A pochi minuti dalla partenza mio marito, preso dall’adrenalina che si respira nell’aria, mi invita a fare riscaldamento come gli altri… io però sono così esaltata dall’emozione dei miei bambini che vorrei vedere la partenza con loro.

Riesco a separarmi e fingo di corricchiare, ma torno a baciarli diverse volte prima di entrare in griglia. Son distratta dalla loro presenza e continuo a pensare ai loro occhietti puntati al gonfiabile della partenza e alle loro manine appoggiate alle transenne.

Si parte, li vedo, urlo, loro gridano per salutarmi e corro corro corro il più veloce possibile per poterli rivedere al secondo giro del centro di Monza.

Tiro da disperata il quarto e il quinto chilometro cercando i loro visini, li rivedo lungo il percorso al settimo chilometro e al nono. L’unico pensiero durante la corsa è quello di sbrigarmi perché non voglio farli aspettar troppo e voglio riabbracciarli. Sentirli urlare “vai mamma” e vederli saltellare dalla felicità mi fa segnare i chilometri più veloci della gara.

Supero il traguardo e cerco di raggiungerli, un uomo si affianca e mi dice “me l’hai fatta proprio all’ultimo, sei schizzata al traguardo”, rispondo “ho sentito il tifo di mio marito e dei miei bambini”.

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Esco dal percorso e li trovo ad aspettarmi con tanto di ristoro personale, pizza e coca. Come esimermi dall’integrare immediatamente le energie perse.

Ah! Ho fatto PB! 😉

jessica_matta