Sarnico Lovere Run, 26km di emozioni

ArcoOrganizzazione perfetta quella della Sarnico Lovere, sotto ogni punto di vista. Ritiro pettorali, borse, palestra, docce, persino il pass per il parcheggio!!

Sono carica, non ho seguito una preparazione dedicata per questa gara ma sono allenata sulle lunghe distanze e quel traguardo so che lo raggiungerò. Voglio solo vivere intensamente questa giornata, sono felice di rivedere i miei amici di corsa che diventano sempre di più amici di vita.

Baci, abbracci, sguardi di intesa e pacche di incoraggiamento. Finalmente assegno un volto a quei nickname di Twitter con cui condivido ogni passo di corsa… che gioia e che sorpresa scoprirsi così simili.

C’è allegria nell’aria e anche se pioviggina il panorama meraviglioso del lago d’Iseo e l’energia dei runner in pre-gara rende tutto frizzante.

Entro in griglia, con quel pizzico di orgoglio per quei soli 3 minuti che mi consentono di accedere alla seconda batteria… e con qualche briciola di imbarazzo quando i runner forti mi guardano con quell’aria tra il curioso e il perplesso…

Matte in fugaVedo in lontananza l’arco della partenza, AMO questo momento, sono euforica e poco importa come andrà perché già ad essere qui in questo momento mi sento vincente. E’ una passione tanto sana quanto divertente. Penso ai miei bimbi a cui porterò la medaglia e mi accoglieranno a casa saltandomi al collo convinti della mia vittoria. Foto e saluto di rito alle mie amiche matte e via si parte!

Sono carica, viaggio veloce, sono sempre sotto i 5min/km e so che devo rallentare altrimenti non supero i 10km. Durante la corsa scambio qualche battuta con altri runner, talmente travolgenti che mi sento quasi spinta, anche se sono le mie gambe a correre… inizio a credere che potrei portare qualche bella soddisfazione a casa.

Alla prima galleria però una brutta sorpresa, il buio totale.

Mi sento soffocare, è come se le pareti si fossero strette intorno a me. Senza rendermene conto rallento fino quasi a fermarmi e non vedo né sento più nulla se non il respiro delle centinaia di persone nel tunnel. Non sento né passi né parole, sento solo il mio affanno che diventa quasi assordante da voler tappare le orecchie. Non ho più nessun riferimento, credo di provare profonda paura e sento le lacrime scendere lungo le guance. E’ la prima volta che provo queste emozioni, non mi capita tutti i giorni di trovarmi in questa situazione… Fortunatamente il panico non prende completamente il sopravvento e riesco a rendermi conto del pericolo dei runner che potrebbero venirmi addosso o colpirmi, non so nemmeno più se sto andando dritta o contro il muro. Allungo una mano chiedendo aiuto e trovo quella di Sergio. Non ci conosciamo, nessuno ha mai visto il volto dell’altro. Lui forse si rende conto di quello che mi sta succedendo, mi parla serenamente e riesco a calmarmi, a correre e a riprendere velocità. Abbiamo lo stesso passo. Per centinaia di metri stritolo la sua mano sentendo solo la sua voce e il battito folle del mio cuore. Non ho indossato il cardio altrimenti avrei il grafico della paura.

Lago d'IseoAlla fine della galleria vedo finalmente il viso di Sergio, che so che non dimenticherò mai più.

Tu piccolo uomo che decidi di tagliare i cavi della corrente perché la corsa, per chissà per quale motivo, non è di tuo gradimento, vorrei farti sapere che ho affrontato anche la seconda galleria che hai sabotato.

Chissà cosa hai provato quando hai visto tremila runner oltrepassare il tunnel. Pensavi di fermarci? Pensavi annullassero la gara? Il tuo gesto ignobile è stato inutile, non ha fermato proprio nessuno.

La prossima volta prova a metterci la faccia e a cercare un confronto. Magari hai delle ragioni valide (dubito)… prova ad esporle. Non solo sono arrivata al traguardo, ma ci sono arrivata segnando quattro personal best!

Ci vediamo il prossimo anno sulla linea di partenza della Sarnico Lovere. Chissà mai che invece di tagliare cavi tu decida di iniziare a correre! Jessica jessica_matta
 

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Maristella: Matta o eroina?

In questo post trova spazio una Matta in fuga DOC: Maristella Campana.

(Modella simpaticissima)

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Lei fa parte del gruppo Fb delle #runningformommies creato da Silvia Sacchetti, di cui ancora una volta ho piacere di sottolineare l’importanza che ha assunto nella vita di tante mamme che corrono o sognano di farlo, ma non solo.

Un giorno “chiacchierando” ha detto all’improvviso “Questo gruppo davvero mi ha aiutato tanto sai?” Queste sue parole mi hanno fatto riflettere a lungo. Non solo chiacchiere su Fb, ma sostegno, supporto, solidarietà. Mi ha raccontato che nei momenti più bui della sua esperienza leggeva i commenti delle mamme del gruppo e con loro piangeva e rideva, sognando il giorno in cui sarebbe tornata a raccontare le sue imprese.

Quel giorno è arrivato: l’1 Marzo Maristella correrà la mezza maratona Roma – Ostia.

Ma non voglio annoiarvi, vi lascio il fiume di parole che lei ha scritto per noi.

Perché si corre? Perché io lo faccio? Tutto è iniziato anni fa nel modo più banale e comune. Prima per pochi minuti che, dopo anni di inattività aerobica, sembravano ore, poi sempre un po’ di più, felice di vedere che il peso e i centimetri diminuivano dopo un tot di minuti e canzoni perché non avevo nè orologio nè cronometro nè gps nè Runtastic. Correvo “a musica”. Mi dicevo “ascolto 10 canzoni e torno” fin quando le canzoni sono diventate 13, 15, 20 e poi ho iniziato a considerare i minuti con i km e da qui la malsana idea di provare a fare una gara, ma non una 10 km (cosa logica e fattibile visto che per me sarebbe stata la prima) no, direttamente una 21 km e a Roma poi, senza tabelle di allenamento, senza coscienza, senza tanti km nelle gambe, solo la voglia di provare e vedere che effetto che fa. Tempo vergognoso…ma l’importante era: arrivare al traguardo!

Poi il cancro e lo stop, non obbligato, ma inevitabile.

Ricordo che alla mia prima visita dall’oncologo chiesi se potessi correre, lui mi guardò e mi disse “Certo! Fare attività fisica aiuta mente e spirito oltre che il corpo “, peccato che i suoi occhi dicevano tanto altro (povera illusa pensi di essere così forte???). Infatti forte, durante chemio e radio, non sono stata e le mie giornate per sei mesi sono state scandite da infusioni, irradiazioni, lavoro (comunque e sempre, mi assentavo solo nei due giorni successivi la terapia), lettura di cancer-blog, cyclette (odiosissima ma provvidenziale alle volte), social. E’ stato navigando su un blog cancrocentrico (tanti troppi per fortuna o per sfortuna…) che ho scoperto una perla in rete: il gruppo Fb #runningformommies creato da Silvia Sacchetti (autrice del blog Mamma Imperfetta). Ero presa, avviluppata nel forum di amazzoni timorate incazzate, di donne morte giovanissime per le conseguenze del cancro al seno…però ad un certo punto mi sono sentita così …così tanto nostalgica di ciò che ero stata e che speravo di poter ancora essere ed incuriosita da quelle pazze scatenate, quelle donne mamme mogli che macinavano km su km facendo gare su gare. Sono stata rapita!! Completamente soggiogata da questo gruppo di donne così colorato, vivace, stimolante, curioso, leggero, eterogeneo, endorfinante e frustrante anche a volte (non per le top runner…ma per una pippa runner come me sì!!!). Le mommers (come ci chiamiamo simpaticamente fra mamme runners) mi hanno aiutato tanto. Leggere delle loro gesta. le sfide, le loro paure, le loro femminili fragilità e frivolezze (che sono le mie e di tutte) mi hanno permesso di non sprofondare ad un certo punto  della mia terapia nel buco nero della malata di cancro al seno povera e misera e depressa, tra un conato di vomito e una rasata al bulbo pilifero cranico andavo a leggere gli incoraggiamenti di queste nuove amiche virtuali, e sentivo (ed è ancora così) il calore dei loro abbracci, l’assoluta mancanza di malizia e di compassione nelle loro parole, donne normali, comuni e ordinariamente straordinarie che come tante, si barcamenano tra lavoro, figli, casa, ma che vogliono, cercano e trovano il loro momento, il tempo privato, intimo che solo uno sport come la corsa può dare, donne che paradossalmente durante la fatica fisica dell’uscita si coccolano e si amano di più, donne che , più o meno disciplinate (io tra le meno!) si sacrificano solo per se stesse, perchè si corre solo per se’, per testare e dimostrare il proprio limite, per guardarlo e sfidarlo e se possibile superarlo, e se anche non si riesce è bello sapere di averci provato. E’ passato un anno dal mio incontro casuale con le “R4M” su quasi 1000 non ne’ conosco  nessuna eppure le “sento”, molte le ho impresse nel cuore e nella mente, molte sono un riferimento , molte sono mitiche ed eroiche, ma tutte insieme sono un gruppo che ti fa sentire speciale, unica. E’ grazie a loro se ho ripreso a correre con più costanza e disciplina, è grazie a loro se quest’anno torno a Roma a far la mezza, incontrandone anche alcune, è grazie a loro che delle volte mi sento un’eroina anche io !!

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Io tifo per Maristella!

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Il mio primo trail

Domenica 22 Febbraio ho partecipato al Three for Team Trail Race ad Arenzano, un trail di 18km con un dislivello di 1200 metri.

trail-sentiero-mare

Io… che il massimo dell’avventura è prendere la metropolitana di Milano… ho corso a rotta di collo per sentieri rocciosi, attraversato torrenti in piena, risalito le cime fino a sentire le gambe bruciare, mi sono issata su grandi massi e calata dalle rocce.

Fango, fango ovunque, rovi e piante spinose a cui più volte mi sono aggrappata con fiducia per non cadere. Ho combattuto contro le mie paure senza temere i dirupi laterali e ignorando che potessi incontrare animali di ogni tipo; ho continuato a correre anche quando non più sicura del percorso mi sono ritrovata sola senza più vedere partecipanti prima o dopo di me.

Ho corso concentrandomi su ogni passo per evitare di spaccarmi in vista della Maratona. Il vento che soffiava a 30km/h più volte mi ha fatto perdere l’equilibrio e spostato le gambe a suo piacimento.

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Le salite incontrate erano di ogni tipo, le prime a gradoni, altre fra le radici degli alberi, più avanti su prato, alcune in ruscelli di fango e poi, quelle che temevo di più, fra pietre dondolanti e ciottolato.

Salire e sentire le gambe gonfiarsi sempre di più, per poi ritrovarsi davanti a panorami che lasciano senza fiato e che meritano la sosta per una foto.

Ho visto nascere e morire un arcobaleno nella stessa valle, come nella fantasia…

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La gara era da corrersi in team da tre persone. Io ero con le mie amiche Giorgia e Pierita. Purtroppo nel percorso ci siamo perse e una ha anche avuto un piccolo incidente in un torrente, ma ritrovateci a 6 kilometri dalla fine abbiamo tagliato il traguardo tutte e tre mano nella mano.

E’ stata un’esperienza pazzesca.

Lo rifarò? Certo!

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I have a dream…

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“Stai scherzando?”

“Ma sei pazza?”

“Ma proprio tu?”

“Guarda che è difficilissimo!”

Questa è solo un piccola raccolta delle frasi che mi sono sentita dire in questi ultimi giorni. Cioè da quando ho annunciato, ufficialmente, che a Novembre correrò la mia prima mezza maratona.

Probabilmente anche io credo di aver pensato le stesse cose quando hanno proposto a me questa idea pazza e meravigliosa per la prima volta. Ma l’ho fatto giusto per pochi secondi e poi mi sono lanciata in quella che, secondo me, sarà una delle avventure più belle della mia vita.

All’inizio non l’ho detto a nessuno però, tranne a mio marito e a qualche amica fidata: sapevo che loro magari mi avrebbero preso un po’ in giro, ma che comunque sarebbero stati dalla mia parte.  Raccontarlo a tutti gli altri però mi faceva un po’ paura, perchè temevo che i loro giudizi e le loro opinioni  avrebbero in qualche modo ‘raffreddato’ quella carica e quell’entusiasmo che io invece provavo.

E infatti questa mia paura un po’ si è avverata: in mezzo ai complimenti, alle congratulazioni per questo pazzo sogno, ho trovato tante persone che hanno frenato la mia ‘corsa’: prospettandomi un percorso fatto solo di ostacoli, con un traguardo irraggiungibile. Ma la cosa più brutta non è stata tanto questa, (cioè scoprire che c’è chi non condivide questa mia idea o visione, ma è giusto così, ci mancherebbe! Ognuno ha diritto ad una sua opinione!), ma l’aver permesso che questa onda di negatività in qualche modo minasse la fiducia in me stessa.

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So di potercela  fare, a modo mio, ma ho lasciato temporaneamente che la loro opinione offuscasse le mie convinzioni, che facesse nascere mille dubbi e ansie inutili.  Non mi spaventano le critiche, ma per un breve momento ho lasciato che mi bloccassero. Ho lasciato che insinuassero dentro di me la paura di non farcela, di non essere all’altezza, di non andare bene per come sono.

Ho sbagliato, pensando che ricevere l’approvazione degli altri mi avrebbe reso più felice.

Ho sbagliato, cercando fuori di me qualcosa che invece avrei potuto trovare solo dentro me stessa.

Però, nonostante la paura di critiche future e la certezza degli alti e bassi che mi aspettano sul cammino ho scelto di credere in me e continuare a fare il meglio che posso.

So di non essere una grande atleta, di non avere una grande preparazione e, al momento, di non avere nemmeno i mezzi tecnici adeguati (corro ancora con delle scarpe scrausissime, non possiedo garmin o tomtom!), ma so che in questo sogno ci credo e che ce la metterò tutta per realizzarlo.

So che posso contare sul supporto delle mie Matte e della mia famiglia che tifano per me.

Mi rifiuto di lasciare che l’opinione di chiunque altro su ciò che faccio sminuisca i miei sforzi onesti e i risultati che so di poter raggiungere.

So che sto facendo del mio meglio e continuerò a farlo e quindi mi importa poco se le cose non andranno esattamente come avrei voluto. So che vorrei essere più veloce, avere più resistenza, essere già allenata e scattante. Ma la verità è che c’è ancora molta strada da fare, dovrò mettercela tutta e mi dovrò impegnare e, soprattutto, dovrò continuare a correre.

So che tutto questo mi darà la possibilità di imparare da ciò che mi accade per poter far meglio la volta successiva. Ogni sbaglio o sconfitta apparente saranno un pezzo importante per il mio successo futuro. Quindi non voglio concentrarmi solo sulla meta finale, ma voglio festeggiare e celebrare anche i piccoli risultati di ogni giorno.

Se ci saranno, anche impercettibili, significa che sono sulla buona strada e devo solo continuare in quella direzione.

Correndo.

 

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Birillo non mi fermi…

Ho in programma 14km con progressione finale. Parto. Ovviamente è buio e fa tanto freddo.

La caviglia sinistra si lamenta ma la ignoro.

Un cane in lontananza, c’è il padrone, vedo che è al guinzaglio, proseguo ignorando la paura oltre che la caviglia… Birillo (così si chiama) mi rincorre finché il guinzaglio glielo permette e il padrone se la ride. E così parte il mio primo invito della giornata, alle 5.35 del mattino!

Va beh, proseguo… sento che appoggio male il piede ma insisto finché sono costretta a fermarmi, non una, ma ben 2 volte per il dolore.

Ovviamente proseguo, ormai son calda e la caviglia so che me la farà pagare più tardi… inizia la progressione, arrivo al decimo km, undicesimo, dodicesimo ancora più veloce, tredicesimo e quattordicesimo in volata!!!!

Ecco facciamo anche il quindicesimo perché come al solito ho sbagliato i conti e sono ancora lontana da casa…

Ho corso, anche oggi. Sono stata brava.

jessica_matta