Io corro.

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Qualcuno con cui correre.

Prendo in prestito il titolo di uno dei miei libri preferiti di David Grossman solo perchè rende bene l’idea della fase che sto attraversando: non riesco più a correre sola. Ho sempe più bisogno di ‘qualcuno con cui correre’.

O meglio, non è che non riesca proprio ad allenarmi da sola, ma faccio estremamente fatica. Tutto è iniziato poco più di un mese fa e non riesco a capirne bene il motivo, visto che non è successo nulla di particolare. 1

Quando ho iniziato a correre, poco più di anno fa, l’ho fatto con un’amica: più che correre, camminavamo insieme. Ed era l’occasione per fare due chiacchere, per staccare un po’: era un nostro appuntamento e invece di trovarci al bar a bere un caffè ci incontravamo con le scarpette da corsa ai piedi ( e il caffè di solito lo rimandavamo al dopo corsa!).

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Poi sono arrivati maggiori impegni da parte di entrambe e, la possibilità di riuscire a incastrare le nostre vite per ritagliarci la nostra ora di corsa (perchè poi abbiamo cominciato a correre sul serio), è diventata sempre più difficile. Nel frattempo sono arrivate le #matte e con loro l’idea pazza e il progetto della Maratona di Cannes in staffetta a Novembre.

Insomma, se ci volevo davvero provare, dovevo cominciare ad allenarmi con maggiore costanza e determinazione. Motivo per cui ho cominciato a correre sola, princilpalmente la sera.

E all’inizio mi piaceva un sacco! Musica nelle orecchie, il sole che tramontava e poi il buio intorno: la corsa in solitaria immersa nei miei pensieri mi permetteva davvero di staccare la spina per un po’ da tutto e da tutti e di mettermi in qualche modo davvero alla prova. Ero io, da sola, che dovevo motivarmi e convincermi a non mollare. Dovevo resistere e tenere duro fino alla fine dell’allenamento.

E ci riuscivo! Arrivavo alla fine felice e soddisfatta, contenta e rilassata (magari distrutta, eh!).

Ed era anche più semplice rispettare un programma, perchè potevo infilare l’allenamento in un momento qualsiasi della giornata: senza dover programmare in anticipo. Mi infilavo le scarpette e correvo.

Ogni tanto comunque, accanto a queste mie corse in solitaria, si affiancava un’altra amica e piano piano ho iniziato a far sempre più fatica a correre sola, senza bene capirne il motivo. A spostare e modificare i miei allenamenti in modo da riuscire a farli sempre in compagnia. E, se ti sei imposta una certa tabella da rispettare in vista di un obiettivo per te importante, questa non è certo la situazione ideale.

Insomma, ultimamente, se non trovo il mio ‘qualcuno con cui correre’ a correre proprio non ci vado. Trovo mille scuse e rimando. Oppure, se alla fine vado lo stesso, faccio una fatica tremenda.

Non so perchè. Forse è un momento in cui mi sembra di non riuscire a spingere oltre certi miei limiti fisici. Forse è un momento in cui sono solo stanca e alla ricerca di motivazione. Forse è proprio perchè ho paura di mettermi davvero alla prova, di non farcela ad aumentare le distanze e le velocità (ma di queste non mi sono mai preoccupata fino ad ora!) e allora mi basta fare piccoli allenamenti in cui non ce la metto davvero tutta. In cui mi accontento.

Perchè poi, diciamocelo, è un limite mentale quello che ho in questo periodo, assolutamente non fisico.

E questo mi fa sentire doppiamente in colpa, perchè so che c’è chi vorrebbe correre e non riesce o non può e io invece mi faccio bloccare e rallentare da mille scuse diverse.

Insomma, correre da sola ti permette sicuramente di migliorare le tue prestazioni, ponendo più attenzione sui tuoi ritmi, il tuo respiro e ti permette di capire davvero quali sono i tuoi limiti. Ti permette di metterti seriamente alla prova e vedere fino a dove puoi arrivare.

Forse è un po’ questo che mi spaventa, la vocina nella testa che mi dice che non ce la posso fare. Che è meglio lasciar perdere, che va bene così e, per evitare delusioni, mi convince a non impegnarmi seriamente. E’ contro di lei che devo imparare a lottare, più che con il fiato corto e con i muscoli che fanno male. E’ contro me stessa e la voglia di mollare che ogni tanto mi assale.

Devo sbloccare questa situazione e per farlo sto cercando di impegnarmi e di sforzarmi sempre di più per tornare a correre da sola senza problemi come facevo all’inizio, ma non sempre è facile.

Quindi ho deciso che nel frattempo farò di necessità virtù e, per non rischiare di mettermi ad inseguire i runner solitari che incontro durante le mie corse sembrando una pazza, mi troverò semplicemente più ‘running buddy’ con cui condividere gli allenamenti. La mia corsa sarà il più ‘social’ possibile: tapasciate, gruppi di allenamento…tutto il possibile per non sentirmi sola e per ritrovare lo spirito e la motivazione giusta. Se non riuscirò a correre più veloce, almeno allungherò le distanze e metterò km nelle gambe (e mi farò tante chiaccherate!). 😉

Insomma, cerco di prenderla con un po’ di filosofia senza farmi troppo abbattere.

Come dice un bellissimo proverbio africano:

‘Se vuoi andare veloce, corri solo.

Se vuoi andare lontano, corri in compagnia.’

E io lontano ci voglio andare.

Almeno fino a Cannes con le mie #matte.

go-fast-go-far

 

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Fenomenologia (semiseria) dei saluti fra runner

Ho iniziato a correre da poco più di un anno e spesso faccio ancora fatica a definirmi, o addirittura sentirmi, una runner. Sarà perchè sia le mie distanze che i miei risultati sono ancora tutt’altro che eclatanti, sarà perchè sto appena cominciando ad acquistare tutta l’attrezzatura da ‘vero runner’ (orologio con gps, scarpe e abbigliamento tecnico di una certa serietà), sarà perchè ancora non ho fatto mia una certa terminogia che sento sempre utilizzare (certi termini come ‘fartlek’ ancora mi suonano misteriosi e mi ricordano più il nome di un piatto di polpette Ikea piuttosto che quello di un di tipo di allenamento cardiovascolare!)…insomma, saranno tutti questi motivi assieme, ma spesso in mezzo ai runner mi sento un po’ un pesce fuor d’acqua e durante certi loro discorsi mi nascono mille domande o dubbi che a volte tengo solo per me, per una sorta di pudore e di vergogna di poter essere poi guardata come una pazza. (Credetemi, capita davvero!)

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Una delle cose che mi ha sempre incuriosito ad esempio (e che per un po’ non ho mai osato chiedere a nessuno) è se esista una sorta di saluto tra i runner: un po’ come quando due motociclisti si incontrano e si fanno quel loro particolare gesto, a riconoscere in qualche modo il fatto di far tutti parte di una stessa ‘tribù’, di una stessa famiglia. E’ un linguaggio non scritto, sono convenzioni che magari cambiano da paese a paese e molto spesso anche tra motociclisti con moto differenti (il più diffuso sono le dita della mano sinistra in segno di vittoria, messa di lato). Insomma, avvicinandomi timidamente al mondo della corsa mi sono subito chiesta se esistesse anche per i runner una sorta di codice ‘segreto’ per salutarsi e riconoscersi in mezzo alla gente: ho scoperto che non esiste un vero e proprio saluto (anche se i veri runner in qualche modo si riconoscono lo stesso!), ma nelle mie corse, mentre cerco di non pensare alla fatica e di arrivare fino in fondo senza stramazzare, ho notato che esistono diverse tipologie di runner con tipologie di saluti diversi.

Ho quindi elaborato nel tempo una mia piccola personalissima e semiseria FENOMELOGIA del saluto fra runner.

1- IL CORDIALE: E’ quello che saluta sempre. Non appena ti avvista da lontano comincia a sorriderti e quando lo incroci ti sembra quasi di aver incontrato un vecchio amico per la quantità di sorrisi e gesti con la mano che dispensa. Tant’è che a volte ti viene anche il dubbio di aver veramente incontrato qualcuno che conosci e di non averlo semplicemente riconosciuto tu.

2- LO SFUGGENTE: E’ l’opposto del runner cordiale: non saluta mai, nè un cenno con la testa, nè tantomeno un gesto con la mano. Se per sbaglio incroci il suo sguardo, lo distoglie subito e rientra nel suo mondo. Lo riconosci perchè l’espressione del suo viso è quasi inanimata e se provi a salutarlo finge di dover cambiare strada proprio in quel momento.

3- L’AMMICCANTE: E’ quello che non capisci bene se ti vuole solo salutare o se invece ci sta proprio provando: comincia sfoggiando un timido sorriso da lontano, per poi magari farti l’occhiolino quando ti è più vicino. Certi amori si sa, nascono anche tra una corsa e l’altra e c’è chi non perde davvero mai l’ccasione di sfoderare tutto il suo fascino.

4- L’ENIGMATICO: Non capisci mai bene se ti sta salutando oppure no: da lontano sembra che ti guardi, forse anche che stia abbozzando un sorriso, ma quando si avvicina è concentratissimo sulla sua corsa e sulla strada e il suo sguardo è impenetrabile e ti lascia dubbi quanto una sfinge egiziana: devo sorridergli? Proseguire e fare finta di nulla? Chi può dirlo!

5 – L’INDECISO: L’indeciso è il mio preferito, forse perchè è la tipologia in cui maggiormente mi riconosco. Non sa bene se salutarti o sorriderti, oppure proseguire e continuare imperterrito nel suo percorso. Risolve quindi restando in attesa di un tuo minimo cenno da interpretare. A volte stai solo alzando il braccio per sistemare la fascia col cellulare e vedi che parte subito col saluto, a volte sei concentrato sulla strada e non ti accorgi del suo arrivo e allora finge anche lui di non averti notato. E’ quello che vive questo momento con lo stress e l’ansia maggiore.

6- IL SOLIDALE: E’ quello che ti vede e che capisce la tua fatica e la tua sofferenza, che ti guarda con dolcezza e tenerezza come fosse una mamma o un papà, perchè capisce il tuo impegno e il tuo dolore. In fondo è anche il suo, e vorrebbe quasi abbracciarti, consigliarti, rincuorarti. Il suo saluto è quello che offre conforto lungo le corse più difficili, quello che ti fa pensare che devi resistere, che ce la puoi fare ad arrivare fino in fondo.

E voi, che tipo di runner siete? A quale vi sentite più simili?

E io invece, che tipo di runner sono per quel che riguarda i saluti? Ho già detto che mi riconosco maggiormente nell’indeciso, proprio perchè a volte mi sento ancora inadeguata e impreprata nei confronti del mondo del running. Alla fine però adotto una mia strategia piuttosto semplice (e che è la mia filosofia  nella vita di tutti i giorni): io sorrido.

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Sorrido sempre a chiunque incontro sul mio cammino e poco importa se a volte questo sorriso cade nel vuoto e non viene ricambiato e se anzi a volte mi guardano pure strano.

Io sorrido sempre e comunque.  A tutti.

E le volte che incrocio lo sguardo di un altro runner che mi sorride a sua volta, la mia corsa continua con una marcia in più: mi sento anche io parte di una tribù, mi sento anche io una ‘vera’ runner. Seppur con i miei tempi scalcinati e le mie prestazioni poco esaltanti, seppur con la mia tecnica da sistemare.

Penso all’effetto che quel sorriso fa a me e trovo che non ci sia regalo più grande da poter fare agli altri se non quello di regalare anche il mio.

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