Inizia il contro alla rovescia, novembre si avvicina

Il calendario parla chiaro, mancano 4 (QUATTRO) settimane alla gara che attendo da un anno: la Marathon des Alpes, che correrò in staffetta 2×21 insieme all’altra matta Jessica.

E la tabella d’allenamento non mente, dovevo fare un’altra mezza prima di partire, in settembre. Dovevo consolidare le gambe alla distanza e impostare una strategia di gara. Perché il “mio tratto” sarà quello poco pianeggiante, tutti i sali/scendi che da Antibes portano a Cannes.

La scelta di questo tratto di strada è stato pensato non per il percorso, tra l’altro per tutti i 42 chilometri con un panorama stupendo, ma solo perché a me non piace svegliarmi presto la mattina ed invece Jessica preferisce togliersi subito il dolore del dente. Scherzi a parte, quando abbiamo deciso come dividerci la staffetta non avevamo guardato l’altimetria del percorso e quindi ora mi tocca “picchiare duro” sulle gambe.

In previsione di questo percorso poco pianeggiante decido in luglio di provare una gara di 13km bellissima tra i colli della Franciacorta e la seconda settimana di settembre provare la mezza a Monza, dove nel tracciato ci sono tutti i sottopassi del circuito automobilistico.

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Quella domenica mattina, mi preparo molto presto e (anche questa volta insieme alla mia socia) ci troviamo sul piazzale della partenza ben 2 ore prima. Questo anticipo però è volato in fretta: ho avuto modo di conoscere di persona un sacco di ragazzi della squadra (gli Happy Runner) e che avevo solo incontrato con Facebook o tramite il blog. Ho dato finalmente un volto reale a tutte quelle persone che mi commentano, mi incitano e mi seguono tramite le app.

Wow che bello, ho un’euforia addosso, non mi rendo conto da li a poco avrei dovuto correre 21km. Faccio foto, selfie, chiacchiero e incito… ma arriva l’ora di entrare in griglia e arriva l’ansia.

Jessica mi lascia per fare la sua gara lunga e veloce e io mi trovo sola, devo capire come voglio fare. Sicuramente vorrei provare a farla sotto le 2 ore. Vorrei provare a fare meglio di Milano Marittima e avvicinarmi ai tempi della Stramilano, anche se non sono in forma come allora.

Punto il peacer delle 2 ore, mi ci aggrappo quasi fisicamente e mi porta fuori dal muro di gente che ci circonda per almeno 3/4km dopo le gambe vanno, fluide e mi ritrovo con belle sensazioni. Se prima il mio obiettivo era di finirla, ora capisco che ce la posso fare, posso portare a termine la gara senza piangere sul tempo fatto.

Nel frattempo trovo di fianco a me una ragazza che ha il mio stesso passo: un po’ avanti lei, un po’ tiro io. Al 10° km stacchiamo i pacer ed iniziamo a sorriderci e parlare, scoprendo di avere le stesse tabelle di marcia in allenamento, lo stesso PB ed il rientro da un infortunio, vogliamo entrambe provare a finire entro le 2 ore e decidiamo in un sodalizio sportivo.

Il percorso è veramente ostico e piove anche tantissimo. I sottopassi sono molto ripidi e dentro il parco troviamo anche delle salite naturali che affronto con grinta per non rischiare di mollare e camminare.

Ho paura di una mia crisi al 15°, i tempi si alzano un pochino. Devo migliorare questo aspetto, anche nelle altre due gare quel muro era lì davanti e insormontabile, però riesco a riprendermi in fretta e qualche chilometro dopo sono super veloce. L’arrivo è sempre la parte più traumatica: vedi il gonfiabile in lontananza, l’orologio dice che mancano poche centinaia di metri però mi sembra di correrli in slow motion.

L’arrivo non arriva mai, è sempre troppo distante!

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Ritirata la medaglia, mi asciugo e attendo Jessica. Festeggiamo la nostra vittoria, rispondiamo ai messaggi degli amici e andiamo a mangiare una pizza. Un pizza con una birra fresca, buonissima che ci ristora meglio del the caldo.

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Una giornata di sport e di festa. Una giornata di amicizia e sorrisi, che prendo come punto di partenza per Cannes. Ora posso iniziare a contare i giorni che ci separano da questa avventura e macinare chilometri. Ho capito che non devo farmi spaventare dalle salite, gestendo la gara al meglio non sono così ostiche come pensavo.

Inizia il conto alla rovescia, contate con noi!

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Lo yoga non è uno sport (attendo linciate)

Ho sempre pensato che fare yoga fosse una “roba da FdL*”, di chi si sente figo ed esegue posizioni molto spettacolari, ma poi nella sostanza non faceva niente. Era solo l’occasione buona per vestirsi molto new age e usare termini che solo gli amanti del genere potevano capire. Mi sbagliavo, quanto mi sbagliavo: gnuranta io!

Ne parlo in ufficio con una collega e mi incita a farlo “non è così difficile, devi solo prendere la mano e poi ti viene tutto naturale” peccato che lei pratichi yoga da 10 anni (ma l’ho scoperto dopo)

Ho fatto la una lezione prova grazie a Brita lo scorso 8 luglio e non è andata propriamente bene. Sembravo un elefante dentro un negozio di cristalleria e sudavo come una dannata. Davanti a me vedevo Barbara e Jessica che eseguivano gli esercizi con armonia, anche se forse non erano perfette nell’esecuzione sicuramente erano molto più scolte di me. Al mio fianco avevo Roberta, alla quale ogni tanto lanciavo qualche occhiata implorante, cercando incoraggiamento. Piega, allunga, saluta il sole. Fai asana, posizione del guerriero, quella del loto (o almeno credo d’aver sentito queste parole). Ero cotta ed abbiamo fatto solo 30 minuti. Questo era definitivo Yoga Dinamico.

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A fine lezione l’insegnante ci consegna il suo bigliettino da visita e scopro che lo Studio per il quale lavora è vicinissimo al mio ufficio. La sera navigo un po’ in internet e scopro pure che tengono lezioni in pausa pranzo. Compro subito un pacchetto da 5 lezioni, hanno anche l’Ashtana Yoga (che sembra meno dinamico e più in linea con il mio non essere in linea) quindi sono ottimista: ce la posso fare. Lo dicono tutti che “chi pratica yoga riscontra benefici nella vita quotidiana e nell’attività sportiva“.

Che vuoi che sia, vado a correre costantemente. Faccio sport da una vita e tengo pure famiglia. Sono una tosta (penso), spaccherò il mondo.

Arrivo bellina e carica. Vestita sportiva, ma non “in tiro”. Prendo il tappetino, l’asciugamano e mi metto in prima fila. Quando l’insegnante chiede se ci sono delle principianti, alzo solo io la mano. OMG mi sento un po’ sfigatina io adesso.

Va bene, iniziamo. La lezione dura solo un’ora, ce la posso fare.

Dopo 10 minuti ero fradicia (l’aria condizionata era accesa, ve lo assicuro). Ma capisco la prima serie di esercizi, peccato che quando inizio a farli in modo decente l’insegnate cambia la sequenza. E così via, per un’ora: allunga e inspira, piega ed espira. Non pensare, esegui. Mi guardavo intorno e mi sentivo molto il brutto anatroccolo che sguazza nel suo sudore. Tutte le altre erano fighissime e rilassate, io ero tesa e non riuscivo ad arrivare “in alto” quando loro. La gentilissima insegnante capisce la mia buona volontà e mi aiuta nelle posizioni più difficili e scopro che posso allungarmi anche io, che potrei diventare brava almeno la metà delle mie compagne di stanza.

A fine lezione esco tutta soddisfatta e tronfia. Contenta della mia scelta di aver provato questa disciplina e realizzo che per un’ora ho fatto un’attività fisica intensa e ho staccato la spina al cervello.

Chiamo il mister per dirgli le mie impressioni e mi sento dire “cosa pensavi, che fosse una passeggiata, solo stretching?” … ecco, cosa pensavo che fosse?! Bene ora ho cambiato idea: non è una “roba da fighetti” e il giorno dopo avevo pure dolorini a certi muscoli che non sapevo neanche di avere.

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Adesso continuo con le mie lezioni fino a settembre per capire a pieno dei benefici che posso godere e poi magari continuerò una volta a settimana. Mi piace.

* Fdl = Figa di Legno, in milanese è riferito a qualcuno che se la tira in modo esponenziale senza averne ragione

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Un papà in fuga (anche gli uomini sono matti)!

Vi presentiamo Massimo Bottelli, il blogger di Dad2Tri, un papà che ama il triatlon ed ha una fantastica bimba e si divide tra famiglia, lavoro e sport.

“Ormai sei un papà! Ad una certa età bisogna mettere la testa a posto!”. Vi suona familiare un rimprovero così? E invece ho l’impressione che più “invecchio”, più mi viene voglia di fare cose strane, di lanciarmi in nuove sfide.
Ma credo che vivere pienamente, coltivando le proprie passioni, sia il modo giusto per essere una persona migliore e, se possibile, un buon padre. Una persona che si nega la possibilità di essere se stesso sarà frustrata, piena di rancore, e di certo non darà il meglio di sé a chi gli sta intorno.
Vivo l’amore per lo sport e riporto in famiglia il benessere che questo mi regala: se fare questo significa essere matto, allora sì lo sono! E per fortuna siamo in tanti ad essere così matti! 🙂

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Com’è nata la passione per il triathlon?
Ho iniziato a fare sport da adulto: oggi ho 41 anni, ma fino a 8 anni fa ero un perfetto sedentario… e pesavo 15 kg in più! Il mio percorso sportivo, anche se è iniziato tardi, è stato molto articolato.
Dopo aver dedicato per anni tutte le mie energie prima allo studio, poi al lavoro, poi alla casa… ad un certo punto mi sentivo “vuoto” e ho deciso di darmi una scossa: mi sono iscritto così ad un corso di alpinismo e mi sono subito innamorato dello sport all’aria aperta.
Dopo 4 anni di scalate, quando è nata di mia figlia ha prevalso l’istinto di conservazione e ho preferito ritornare “ con i piedi per terra”. Ma ormai la voglia di muovermi era diventata parte di me, e non potevo accettare di tornare sedentario!
Incuriosito da alcuni amici, ho deciso di provare la corsa. Sono stato molto risoluto: ho acquistato le giuste scarpe da corsa e mi sono rivolto ad un allenatore. Cos’, dopo 5 mesi tagliavo il traguardo della mia prima mezza maratona! Da quel giorno, in due anni ho corso 18 gare podistiche.
Mentre l’amore per la corsa era all’apice, in occasione di un piccolo infortunio il fisioterapista mi ha suggerito di differenziare gli allenamenti, per rinforzare tutto il corpo e non sovraccaricare le articolazioni della gambe. La corsa infatti è molto stressante soprattutto per chi, come me, inizia in età adulta.
Così ho ripreso a nuotare: non entravo in una piscina dall’età di 10 anni! Nel frattempo, alcuni amici già triatleti hanno iniziato a “tentarmi”: sentire i loro racconti di grandi sfide e gare in località affascinanti ha stuzzicato la mia curiosità. E così, ancora una volta, mi sono lanciato con entusiasmo in una nuova avventura: decido di acquistare una bici da corsa per prepararmi al triathlon!
Oggi sono alla mia seconda stagione e penso di aver trovato lo sport più completo, divertente e entusiasmante, perfetto per chi vuole allo stesso tempo mantenersi in forma e divertirsi mentre lo fa!
Contemporaneamente alla mia scoperta del triathlon, ho creato il mio sito Dad 2 Tri (http://www.dad2tri.it) per condividere esperienze e consigli con gli altri principianti come me, con un attenzione particolare a chi inizia a fare sport da adulto, magari già con una famiglia.

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Quanto tempo ti occupa il triathlon, tra allenamenti e gare?
Io mi alleno relativamente poco: ogni settimana faccio due sessioni di corsa, una di nuoto e una di ciclismo.
Naturalmente i miei risultati in gara sono proporzionali all’impegno: non posso certo essere più veloce rispetto a chi si allena più intensamente.
Ma per me, e fortunatamente per molti triatleti, l’obiettivo è quello restare in forma e divertirsi, quindi poco importa la classifica finale delle gare: molto più importante è stare bene e godere della bellezza di fare sport in compagnia, in posti spesso magnifici.
Durante la stagione delle gare di triathlon, che va da maggio a ottobre, partecipo mediamente ad una gara al mese. Dato che le gare si svolgono spesso in belle località di mare o al lago, queste trasferte possono essere l’occasione per una gita con la famiglia.
Assistere ad una gara di triathlon è bello e avvincente anche per la famiglia che ti accompagna, e per noi atleti avere il tifo delle persone che ami è fantastico. Puoi immaginare l’emozione quando, dopo ore di fatica, arrivi al traguardo e trovi i tuoi cari che ti acclamano?

Come concili il lavoro e la famiglia con lo sport?
Ho la fortuna di potermi allenare nella corsa durante la pausa pranzo del lavoro: in questo modo non devo togliere tempo alla famiglia la sera.
L’allenamento di nuoto con la mia squadra di triathlon si svolge una sera alla settimana, e per il ciclismo faccio un’uscita breve nel weekend, di solito la mattina presto.
Amo moltissimo la mia famiglia, e non voglio essere un papà e un marito assente.
Per trovare il giusto equilibrio tra il tempo che dedico allo sport e il tempo che voglio dedicare alla famiglia, è stato fondamentale il confronto con mia moglie: quando ho iniziato a pensare di fare triathlon, le ho spiegato quale impegno questo avrebbe comportato, e insieme abbiamo concordato quanto tempo eravamo disposti a sottrarre alla famiglia.
Alla parola “rinuncia” spesso si attribuisce un valore negativo; ma la mia esperienza mi ha insegnato che, se vogliamo trovare il giusto equilibrio tra le cose che amiamo, dobbiamo accettare di non poter fare tutto: non potrò allenarmi quanto un professionista, ma accetto questa condizione senza rammarico. Al contrario, sono grato alla mia famiglia per quello che mi consente di fare.
Un aspetto fondamentale che ho imparato da questa esperienza è il concetto di reciprocità: mia moglie, prendendosi cura della famiglia nelle ore in cui mi alleno, mi dona la possibilità di fare lo sport che amo. Allo stesso modo, io le restituisco questo tempo occupandomi della casa e della nostra bimba mentre lei si dedica alle sue passioni, lo yoga e il softball.
In definitiva, il modo che ho trovato per conciliare sport e famiglia è la concordia e la reciprocità con mia moglie.

Come ti vede tua figlia e cosa pensa di questo sport? dad2tri-famiglia-04
Mia figlia ha 4 anni e mi vede fare sport da quando è nata. Non vede solo me, ma tutta la compagnia degli amici sportivi. Ha assistito a diverse gare e sa già tutto di corsa, ciclismo e nuoto.
Spesso i bambini rappresentano con il gioco le situazioni che conoscono. Recentemente ci ha stupito e divertito moltissimo quando l’abbiamo vista correre intorno al tavolo facendo ruotare le braccia sopra la testa, poi fingendo di pedalare, e infine correndo: “Papà, guarda: sto facendo triathlon!”. Puoi immaginare le nostre risate!
Un altro episodio divertentissimo è stato durante una tappa del Giro d’Italia vista in televisione. Mi ha chiesto “Papà, stanno facendo triathlon?” – “No amore, questa è una gara di ciclismo” le ho risposto. “Solo bici? ma allora non è bello!”.
E infine puoi immaginare l’espressione stupita della tavolata di parenti quando lei, piena di orgoglio, ha detto loro: “Quando sarò grande farò triathlon con papà, e arriveremo al traguardo tenendoci per mano!”. Io quasi mi commuovo!
Insomma, la nostra cucciola è affascinata da questo sport, così vario e coinvolgente, ma penso, soprattutto, dal modo gioioso e rispettoso di viverlo con la famiglia!

 

La corsa non è billable…

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La corsa è fatica. In realtà lo sport è fatica.

E’ una di quelle fatiche assolutamente inutili però. Correre non produce nulla. Palleggiare, lanciare, calciare una palla nemmeno. Alzare pesi fino a soffrire, ribaltare ruote di camion, pedalare bici ferme come forsennate neppure.

Eppure.. lo facciamo.

A dispetto della fiacca primaverile e l’influenza persistente stamattina mi sono trascinata in un giro di perlustrazione dei comuni limitrofi: sono andata a correre. Nonostante un programma di allenamento impegnativo sono riuscita comunque a perdermi nei miei pensieri meditando su quanto sia già di per sé complicata la vita senza corsa.

Praticare sport con costanza, dove costanza vuol dire almeno tre volte a settimana, abbinando un’alimentazione corretta ed uno stile di vita sano probabilmente farebbe fruttare grandi benefici fisici… ma non è il nostro caso perché il riposo è sempre troppo poco, il tempo scarso e lo stress abbondante.

Se conoscete personalmente le Matte in fuga, come tante altre mamme, avrete sicuramente una vaga idea della frenesia delle nostre giornate fra doveri e impegni per la famiglia, i figli e il lavoro, ma non solo casa, scuola e territorio, no(!), anche cultura, arte, musica, teatro, hobby e passioni varie a profusione. Per necessità e per diletto abbiamo la tendenza a spremere ogni forma di creatività.

E in più corriamo!

Sì in tutto questo c’è anche la corsa, che riusciamo ad incastrare in questo puzzle multidimensionale. Ognuna con i propri tempi e i propri modi, ma continuiamo a correre riconoscendone gli infiniti aspetti positivi e allontaniamo ogni giorno i nostri limiti. La corsa ci dona sensazioni, energia, è ben più che fatturabile.

Come scrive Roberta su Mamme in fuga:

Allo stesso modo tutti noi ogni giorno lottiamo, corriamo, lavoriamo e ci incavoliamo in vista di un  nostro obiettivo e ‘spettacolo’.

Che possono essere tante cose, piccole o grandi: un piccolo sogno da realizzare, una cosa nuova da imparare, un lavoro da completare ecc.

Lottiamo ogni giorno in vista di un obiettivo ed una volta che l’abbiamo raggiunto, magari con fatica e determinazione, siamo già pronti a puntare ad uno nuovo.

Ed è così che deve essere, ed è questo che ci fa andare avanti ogni giorno.

Accettare nuove sfide e provare ad affrontarle.

Imparando che la confusione che ci circonda, le corse, le cadute, i problemi e gli impegni di ogni giorno sono parte integrante di tutto questo e che dobbiamo solo imparare a conviverci, invece di aspettare che passino.

Non rinunciamo a provare a dare il nostro meglio, in tutti gli aspetti con cui possiamo confrontarci. Non schiviamo le difficoltà, affrontiamo le paure e alimentiamo ogni aspirazione. Non rinunciamo a vivere.

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Matte mica per niente! 😉

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Quando lo stop arriva dalla mente e non dal corpo

Come dicono le #mammeinfuga, a volte “per ritrovarsi bisogna perdersi”… ho ricominciato gli allenamenti lunedì scorso, non ho mai realmente smesso di andare a correre, ma avevo smesso di guardare le tabelle. Avevo bisogno di scaricarmi. Ero arrabbiata: nera con il mondo intero, ma soprattutto con me. Ero in quel periodo in cui non si riesce ad apprezzare quello che ci circonda e non riuscivo a vedere niente di buono. E quando sono in questo periodo nero mi vedo anche cessa, gonfia e con capelli da spaventa passero – che non posso tagliare perché ho deciso di farli crescere!

A fine marzo ho corso a fatica la mia prima Mezza Maratona, causa infortunio, ma con testardaggine l’ho portata a termine. Ho chiuso comunque sotto le due ore, ma non ero (e non sono) per niente soddisfatta di questo traguardo. Me lo immaginavo diverso e invece non me lo sono goduto.

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Poi ho fatto in staffetta la Milano City Marathon. Non ne avevo particolarmente voglia, ma per poter tener fede all’impegno preso mi sono letteralmente dopata di antinfiammatori e antidolorifici per una settimana, in modo che poi la domenica non zoppicassi vistosamente. La mia gara è stata bella: senza ansia da prestazione ho girato per 10km facendo la turista nella mia Milano. Incitavo chi sorpassavo e sorridevo come un’ebete ad ogni fotografo che incontravo (compresa la Sciura Maria del caso). La giornata alla fine è stata bellissima, ho condiviso con le amiche questo momento di spensieratezza, ma che non aveva niente a che fare con la manifestazione in sé.

I primi di maggio abbiamo fatto in 3 su 4 la Wings of Life, dove più che una gara è stata una vera e propria gita. Mi sono divertita come poco nell’ultimo periodo e la compagnia è stata ottima L’umore stava iniziando a crescere, ma la voglia di allenarsi ancora nicchiava.

Sono partita per lavoro a Viareggio, in tre giorni di trasferta ho fatto 16km, non ne vedevo così tanti da un mese (gare a parte) ed ho fatto anche fatica. Gambe di legno e fiato che non si spezzava mai.

La settimana dopo ho fatto una quattro giorni a Parigi, dove avevo portato le scarpette per andare a correre lungo la Senna, ma le ho usate solamente per le lunghe camminate: in quei 3 giorni e ½ da turista abbiamo camminato 80km, le zampette reagivano bene e io stavo ricominciando ad entrare nel mood che forse avrei potuto cavar un ragno dallo spiraglio che si stava aprendo.

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Ho fatto una settimana tranquilla (anche perché la pioggia non mi ha permesso continuità nella corsa) e domenica scorsa ho detto “domani vorrei ricominciare ad allenarmi”. Bene, detto fatto: tabella della settimana pronta e io con l’umore alto. Il lunedì non ho sentito la fatica e il cronometro mi ha premiata, il mercoledì andavo benissimo e il venerdì a bomba. Wow che botta di adrenalina.

E allora mi è tornato in mente lui, il monologo dei monologhi! Quando sono così giù, mi piace ricordare il famoso dialogo di The Big Kahuna, questo pezzo mi si addice: “Goditi potere e bellezza della tua gioventù. Non ci pensare. Il potere di bellezza e gioventù lo capirai solo una volta appassite. Ma credimi tra vent’anni guarderai quelle tue vecchie foto. E in un modo che non puoi immaginare adesso. Quante possibilità avevi di fronte e che aspetto magnifico avevi! Non eri per niente grasso come ti sembrava.”

Vediamo se l’umore migliora, se la testa reagisce e ritorno io. Intanto mi sono sicuramente persa, adesso devo solo ritrovare la strada di casa.

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Una romana PuroSangue

Fino a 5 anni fa lavoravo insieme a Francesca, abbiamo lavorato assieme per 4 anni senza mai incontrarci: io per l’ufficio di Milano e lei per quello di Roma. Telefonate settimanali, chiacchiere e viste solo tramite Facebook. Poi scopro la sua passione per la corsa e iniziamo anche a parlere di questo e un giorno (complice una sua trasferta milanese) ci diamo appuntamento in quel di Piazza Duomo per un pranzo.

deb3Devo dire che non era come me l’aspettavo ma di più: ancora più simpatica e ancora più in sintonia. Abbiamo trascorso un’ora a ciacolare come se ci vedessimo tutti i giorni o se ci conoscessimo da una vita. In quel breve tempo mi ha raccontato un po’ di se stessa e di come si fosse appassionata alla corsa. Una storia semplice e piena d’amore, che vi presento.

Mi chiamo Francesca e sono 4 anni che corro. Si, io sono una runner, una tapasciona o taprunner che dir si voglio, ma pur sempre una runner. Nel mondo della corsa infatti non importa che tu possa vantare tempi fenomenali o da tartaruga sudata…. Sei pur sempre un runner e godi di massimo rispetto per questo. Chi mi ha contagiata? Mio marito. E’ sempre colpa dei mariti in generale ma in particolare per me avere un marito anche lui neo runner e per di più soprannominato dagli amici “il Keniano” è stato fatale! Oltre ad un marito, ho due figlie di 14 e 9 anni, la prima della quale mi ha già superata in altezza… vabbè pazienza, in effetti non ci voleva molto, ma c’è sempre la soddisfazione di sentirsi dire: “quando andate a passeggio insieme sembrate due sorelle”.

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43 anni, quasi 44, avvocato pentito, lavoro in uno studio legale piuttosto grande come para-legal. Questo mi consente di fare un part-time e di “godermi” la famiglia. Ma per riuscire ad incastrare tutto sono tra quegli strani esseri di sembianze umane che alle 6 del mattino escono di casa quando è ancora buio, con fascia in testa e scaldacollo, per girovagare corricchiando per le strade della città di Roma ancora semi deserte (già vivo a Roma ed è quasi un miracolo vederla senza auto o rumori molesti).

In verità in questi ultimi tempi la popolazione delle 6 si è incrementata in maniera esponenziale, tanto da riuscire a creare un gruppetto di matti che prima di svegliare figli per accompagnarli a scuola, preparare colazione e pranzo ed andare in ufficio, punta la sveglia alle 5.30 per una sana e liberatoria corsetta in compagnia.

Si perché il bello della corsa è anche la condivisione!

A proposito di condivisione io e mio marito da gennaio facciamo parte di una squadra molto particolare dal nome inconfondibile PUROSANGUE! E’ una squadra che nasce come costola amatoriale di una squadra di veri top runner e che unisce i campioni della corsa (i keniani quelli veri) agli amatori che popolano le tante gare della domenica (strano non ci sono solo partite di calcio!).

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In questo la nostra squadra è unica nel suo genere, in più, unisce l’amore per la corsa e la condivisione di ideali come lo sport pulito (vero elemento fondante poiché la pratica del doping purtroppo è una vera piaga!), con la solidarietà e la condivisione delle scarpe…. Scarpe? Cosa c’entrano? Ora vi spiego: chi corre sa benissimo che le proprie scarpe da running, anche se apparentemente non del tutto da buttare, hanno una durata limitata… E poi diciamolo, ci piace averne sempre di nuove, per quanto possibile. Ed allora che fare con le montagne di scarpe running che i podisti non usano più? Infondo sono state nostre compagne di fatiche. Peccato buttarle!

Da qui nasce il progetto Shoes Sharing di Purosangue. Donando le tue scarpe da running usate potrai vederle correre ancora ai piedi di un piccolo atleta africano. Non credo si possa chiedere di meglio!

Prossimo appuntamento raccolta scarpe?

A Roma:

  • Tutti i sabato mattina a Villa Ada alle 11.15 dove ci incontriamo per un allenamento di gruppo (per tutte le andature) con specialisti del running che gratuitamente ci aiuteranno nella tecnica di corsa. Ed è aperto a tutti!
  • La domenica nelle gare dove partecipiamo come campionato di squadra (le prossime saranno: GRace for the Cure, 17 maggio e Corri Roma il 20 giugno, per le altre consultate il sito della squadra amatoriale purosangueathleticsclub.com)

A Milano:

  • il 27 giugno è in programma una corsa per la città con Shoes Sharing per il quale avremo assoluto bisogno del vostro aiuto!

Nel frattempo per chi ne volesse saperne di più basta cliccare mi piace sulla pagina Facebook Purosanghe Athletics Club o connettersi al sito web del progetto www.purosangue.eu.

Buone gambe a tutti!

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Cronaca di una gita scolastica: Wings For Life Word Run

Agrate Brianza (MB), 3 maggio 2015 ore 7:30 pick up al parcheggio davanti all’autostrada. Destinazione Verona per la Wings For Life World Run: una gara speciale perchè realizzata in contemporanea con altre città mondiali, ma soprattutto perchè decidi tu quanto correre e non devi farti prendere dalla catcher car.

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Mi sono iscritta a questa gara dietro l’entusiasmo di Barbara, io e Roberta ci siamo fatte contagiare e ne abbiamo approfittato per passare una giornata assieme. A noi si sono aggiunte Daniela di Mamma in Zona, con la quale è poi partito il progetto della squadra #runtoaction e altre mamme (anche un papà) matte come noi.

Subito tappa all’Autogrill per fare benzina e Roberta si fa convincere dalla benzinaia a prendere l’asta per i selfie, questo è l’inizio del nostro baratro di adolescenti. Qui lo scrivo e non lo nego, chiunque ci ha incontrato ieri può confermare la nostra passione per le foto (ne avremmo fatte almeno un centinaio).

Arriviamo a Verona, passando a prendere sul lago Barbara e i 7 pacchi gara ritirati per noi, e parcheggiamo praticamente in centro, a 500 metri da Piazza Bra. Iniziamo con la colazione al bar e poi giro agli stand.

La gente sta arrivando e la piazza si popola velocemente di magliette blu della gara.

D’ora in poi iniziano le danze: foto a manetta a chiunque e siamo talmente simpatiche che anche un paio di persone si sono infilate nelle nostre foto. Abbiamo iniziato con gli Ambassador Team: Giorgio Calcaterra (uno scriciolino con grinta da vendere), Giovanni Storti (tanto simpaticato quando agguerrito in gara) e Fiammetta Cicogna.

Poi giriamo e vediamo anche Vitantonio Liuzzi, che guiderà la catcher car che ci dovrà fermare quando ci raggiunge. Non scattiamo solo qualche foto, scambiamo anche quattro chiacchiere, fa il piacione, è molto simpatico. Nota anche le nostre ali di Rare Partners, peccato che alla fine la sua autostima scenda sotto i piedi quando una di noi – ma non posso dire chi, sennò  mi banna dalle amicizie – gli chiede “scusa, come ti chiami?”… ecco, queste siamo noi!

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Nel frattempo incontriamo anche le amiche che arrivano da Cameri e Roberta (la ragazza della maglietta del post di un paio di settimane fa) e continuiamo con le foto alla qualunque, i selfie e si va a pranzare.

Sembriamo amiche consumate, che si vedono regolarmente, anche se alcune di loro le conosciamo solo tramite il web e mai viste. Infine ci raggiunge anche Daniela, che con il suo sorriso contagioso ci obbliga a fare altre foto.

Ore 12:30 tutti in griglia, alle 13 si parte. In tutto il mondo! Il percorso è bellissimo e la gente galvanizzata dalla felicità altrui. Piccole pecche nell’organizzazione, ma alla fine la gara è andata bene.

Al ritrovo con le altre abbiamo anche incontrato la bellissima Claudia Gerini, fatta la classica foto di rito via a fare merenda (o secondo pranzo?!). Abbiamo atteso anche Annalisa, nostra compagna di viaggio che ha corso tantissimo e poi di ritorno a casa.11

Alla fine abbiamo fatto un centinaio di foto, ma la più bella è quella dei 49km incrociati in macchina sulla via del ritorno. Abbiamo praticamente lasciato l’auto in mezzo alla strada per fare la foto, che non simboleggia niente, nemmeno i nostri chilometri sommati, ma era divertente – da adolesceme, come eravamo in questa giornata.

Sono arrivata a casa soddisfatta della gara, ho portato a casa 15km quanti prefissati, ma soprattutto della giornata passata con le amiche, senza pensare a niente se non al presente. Solo divertirci e passare assieme una giornata.

Ci hanno detto: “adesso ho capito perchè vi chiamate Matte in Fuga, è un nome azzeccato”, non so se prenderlo come un complimento oppure no. Però mi sento veramente una Matta, ed ho delle compagne di fuga pazzesche!

 

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