Quando lo stop arriva dalla mente e non dal corpo

Come dicono le #mammeinfuga, a volte “per ritrovarsi bisogna perdersi”… ho ricominciato gli allenamenti lunedì scorso, non ho mai realmente smesso di andare a correre, ma avevo smesso di guardare le tabelle. Avevo bisogno di scaricarmi. Ero arrabbiata: nera con il mondo intero, ma soprattutto con me. Ero in quel periodo in cui non si riesce ad apprezzare quello che ci circonda e non riuscivo a vedere niente di buono. E quando sono in questo periodo nero mi vedo anche cessa, gonfia e con capelli da spaventa passero – che non posso tagliare perché ho deciso di farli crescere!

A fine marzo ho corso a fatica la mia prima Mezza Maratona, causa infortunio, ma con testardaggine l’ho portata a termine. Ho chiuso comunque sotto le due ore, ma non ero (e non sono) per niente soddisfatta di questo traguardo. Me lo immaginavo diverso e invece non me lo sono goduto.

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Poi ho fatto in staffetta la Milano City Marathon. Non ne avevo particolarmente voglia, ma per poter tener fede all’impegno preso mi sono letteralmente dopata di antinfiammatori e antidolorifici per una settimana, in modo che poi la domenica non zoppicassi vistosamente. La mia gara è stata bella: senza ansia da prestazione ho girato per 10km facendo la turista nella mia Milano. Incitavo chi sorpassavo e sorridevo come un’ebete ad ogni fotografo che incontravo (compresa la Sciura Maria del caso). La giornata alla fine è stata bellissima, ho condiviso con le amiche questo momento di spensieratezza, ma che non aveva niente a che fare con la manifestazione in sé.

I primi di maggio abbiamo fatto in 3 su 4 la Wings of Life, dove più che una gara è stata una vera e propria gita. Mi sono divertita come poco nell’ultimo periodo e la compagnia è stata ottima L’umore stava iniziando a crescere, ma la voglia di allenarsi ancora nicchiava.

Sono partita per lavoro a Viareggio, in tre giorni di trasferta ho fatto 16km, non ne vedevo così tanti da un mese (gare a parte) ed ho fatto anche fatica. Gambe di legno e fiato che non si spezzava mai.

La settimana dopo ho fatto una quattro giorni a Parigi, dove avevo portato le scarpette per andare a correre lungo la Senna, ma le ho usate solamente per le lunghe camminate: in quei 3 giorni e ½ da turista abbiamo camminato 80km, le zampette reagivano bene e io stavo ricominciando ad entrare nel mood che forse avrei potuto cavar un ragno dallo spiraglio che si stava aprendo.

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Ho fatto una settimana tranquilla (anche perché la pioggia non mi ha permesso continuità nella corsa) e domenica scorsa ho detto “domani vorrei ricominciare ad allenarmi”. Bene, detto fatto: tabella della settimana pronta e io con l’umore alto. Il lunedì non ho sentito la fatica e il cronometro mi ha premiata, il mercoledì andavo benissimo e il venerdì a bomba. Wow che botta di adrenalina.

E allora mi è tornato in mente lui, il monologo dei monologhi! Quando sono così giù, mi piace ricordare il famoso dialogo di The Big Kahuna, questo pezzo mi si addice: “Goditi potere e bellezza della tua gioventù. Non ci pensare. Il potere di bellezza e gioventù lo capirai solo una volta appassite. Ma credimi tra vent’anni guarderai quelle tue vecchie foto. E in un modo che non puoi immaginare adesso. Quante possibilità avevi di fronte e che aspetto magnifico avevi! Non eri per niente grasso come ti sembrava.”

Vediamo se l’umore migliora, se la testa reagisce e ritorno io. Intanto mi sono sicuramente persa, adesso devo solo ritrovare la strada di casa.

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Cronaca di una gita scolastica: Wings For Life Word Run

Agrate Brianza (MB), 3 maggio 2015 ore 7:30 pick up al parcheggio davanti all’autostrada. Destinazione Verona per la Wings For Life World Run: una gara speciale perchè realizzata in contemporanea con altre città mondiali, ma soprattutto perchè decidi tu quanto correre e non devi farti prendere dalla catcher car.

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Mi sono iscritta a questa gara dietro l’entusiasmo di Barbara, io e Roberta ci siamo fatte contagiare e ne abbiamo approfittato per passare una giornata assieme. A noi si sono aggiunte Daniela di Mamma in Zona, con la quale è poi partito il progetto della squadra #runtoaction e altre mamme (anche un papà) matte come noi.

Subito tappa all’Autogrill per fare benzina e Roberta si fa convincere dalla benzinaia a prendere l’asta per i selfie, questo è l’inizio del nostro baratro di adolescenti. Qui lo scrivo e non lo nego, chiunque ci ha incontrato ieri può confermare la nostra passione per le foto (ne avremmo fatte almeno un centinaio).

Arriviamo a Verona, passando a prendere sul lago Barbara e i 7 pacchi gara ritirati per noi, e parcheggiamo praticamente in centro, a 500 metri da Piazza Bra. Iniziamo con la colazione al bar e poi giro agli stand.

La gente sta arrivando e la piazza si popola velocemente di magliette blu della gara.

D’ora in poi iniziano le danze: foto a manetta a chiunque e siamo talmente simpatiche che anche un paio di persone si sono infilate nelle nostre foto. Abbiamo iniziato con gli Ambassador Team: Giorgio Calcaterra (uno scriciolino con grinta da vendere), Giovanni Storti (tanto simpaticato quando agguerrito in gara) e Fiammetta Cicogna.

Poi giriamo e vediamo anche Vitantonio Liuzzi, che guiderà la catcher car che ci dovrà fermare quando ci raggiunge. Non scattiamo solo qualche foto, scambiamo anche quattro chiacchiere, fa il piacione, è molto simpatico. Nota anche le nostre ali di Rare Partners, peccato che alla fine la sua autostima scenda sotto i piedi quando una di noi – ma non posso dire chi, sennò  mi banna dalle amicizie – gli chiede “scusa, come ti chiami?”… ecco, queste siamo noi!

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Nel frattempo incontriamo anche le amiche che arrivano da Cameri e Roberta (la ragazza della maglietta del post di un paio di settimane fa) e continuiamo con le foto alla qualunque, i selfie e si va a pranzare.

Sembriamo amiche consumate, che si vedono regolarmente, anche se alcune di loro le conosciamo solo tramite il web e mai viste. Infine ci raggiunge anche Daniela, che con il suo sorriso contagioso ci obbliga a fare altre foto.

Ore 12:30 tutti in griglia, alle 13 si parte. In tutto il mondo! Il percorso è bellissimo e la gente galvanizzata dalla felicità altrui. Piccole pecche nell’organizzazione, ma alla fine la gara è andata bene.

Al ritrovo con le altre abbiamo anche incontrato la bellissima Claudia Gerini, fatta la classica foto di rito via a fare merenda (o secondo pranzo?!). Abbiamo atteso anche Annalisa, nostra compagna di viaggio che ha corso tantissimo e poi di ritorno a casa.11

Alla fine abbiamo fatto un centinaio di foto, ma la più bella è quella dei 49km incrociati in macchina sulla via del ritorno. Abbiamo praticamente lasciato l’auto in mezzo alla strada per fare la foto, che non simboleggia niente, nemmeno i nostri chilometri sommati, ma era divertente – da adolesceme, come eravamo in questa giornata.

Sono arrivata a casa soddisfatta della gara, ho portato a casa 15km quanti prefissati, ma soprattutto della giornata passata con le amiche, senza pensare a niente se non al presente. Solo divertirci e passare assieme una giornata.

Ci hanno detto: “adesso ho capito perchè vi chiamate Matte in Fuga, è un nome azzeccato”, non so se prenderlo come un complimento oppure no. Però mi sento veramente una Matta, ed ho delle compagne di fuga pazzesche!

 

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